Mauro Viviani Allenatore

tecnico professionista

POVERA ITALIA

Pisa s.c serie B

Pisa sc serie B

21.06.09 ore 11.35

Forse qualcuno di voi avrà assistito questa sera alla gara Brasile vs Italia disputata in Sud Africa, conoscendo “bene” quello che passa in questo periodo nella testa dei nostri calciatori (campioni del mondo) non mi sono affatto meravigliato del risultato finale 3 a 0 per i brasiliani.
Se penso agli ingaggi che percepiscono e quanto viceversa esprimono attualmente in campo, fisicamente, tecnicamente, tatticamente e mentalmente, mi vengano i brividi.
Ma come si fà a giocare una partita del genere con motivazioni equivalenti a …zero? Ma come si fà ad affrontare una squadra di veri campioni con la strafottenza di chi mette in campo solamente la lingua, non so voi ma io, non ho visto una goccia di sudore sulle maglie dei nostri eroi, non ho visto alcun gesto di stizza, non ho visto niente di niente e… mi sono vergognato, vergognato per loro s’intende, bambocci montati, viziati, e …vecchi, vecchi non tanto anagraficamente ma nella testa e nelle gambe, una partita di calcio la vince chi la vuol vincere, sperare che la buona stella ci assista sempre e comunque non credo sia ne beneaugurante, ne giusto.
Il nostro mister Lippi, è uno che ha visto un bel mondo, un mondo che ti porta a competere quasi sempre e quando ciò non accade fai delle brutte figure, alla guida di squadre fuoriserie contro auto che al massimo si possono definire delle granturismo, per cui si deve vergognare, la sua arroganza mi infastidisce oltre misura, vorrei vederlo con la sua prosopopea alla guida di una squadra di dilettanti perchè no “il Parlesca” dove i giocatori il giorno lavorano o studiano e la sera si allenano, sarei molto curioso di vedere quello che sarebbe capace di fare.
Il mio non è qualunquismo, è un’analisi obbiettiva di quello che esprime il nostro calcio in questo momento: Uno schifo. Uno schifo del quale fanno parte …tutti o quasi, gli addetti ai lavori, nessuno escluso ” Mister Moggi docet”.
Ma da domani signori miei, tutto si farà soft, i nostri campioni del mondo verranno difesi a spada tratta da giornalisti pagati da sponsor e procuratori, il nostro tecnico con il suo intercalare toscano (ma non di scoglio) dirà che il campionato italiano consegna alla nazionale in questo periodo giocatori scarichi e spenti fisicamente, dando la colpa ad altri se ad esempio De rossi non corre, Camoranesi oltre a sentirsi Argentino purosangue se ne sbatte della “nostra” nazionale, se Buffon è quasi finito, Zambrotta fà il ballo del mattone, Toni è fuori condizione, Pirlo ” sembra” un pirlo, Rossi è determinante solo quando entra a partita iniziata, Cannavaro fà persino tenerezza ecc, ma dove vogliamo andare, ma a cosa servono i dirigenti federali? Ve lo dico io, sono dei mangia pane a tradimento, il calcio dovrebbe essere un’altra cosa, fare un’analisi corretta di una partita di calcio non è da tutti ..figuriamoci fatta dal signor Abete, sono convinto che non sà neppure da dove si inizia e per favore non parliamo ad esempio di Cassano la cui testa non la mangerebbe neppure un maiale affamato ( un’affermazione che qualche anno addietro mi fece un suo allenatore alle giopvanili del bari) o qualche altro salvatore della patria, bisogna cambiare tutto, mentalità, sistemi di allenamento, reclutamento dei giovani calciatori, scuole allenatori, preparatori atletici (76 infortuni muscolari alla Juventus) ma dove vogliamo andare?
Forza Italia comunque, forza Italia perchè sei bella, forza Italia perchè sei generosa, forza Italia perchè nonostante tutto ci credi, forza Italia perchè il popolo italiano forse è troppo ingenuo, troppo disponibile, troppo buono, ma non può bastare sempre e comunque una pacca sulla spalla per tenerci buoni, un sorriso per farci sperare, un comizio per convincerci che siamo dei fortunati, che stiamo bene e che non ci manca niente, quindi cari amici che dobbiamo fare, andiamo avanti…verso il baratro, con il sorriso sulle labbra.
Forza quindi campioni del mondo, eroi di Germania, siete forti, belli e bravi, adesso finalmente andrete a spendere qualche euro in luoghi esotici e dopo il sospirato….riposo riprenderete il vostro faticoso lavoro “2 ore al giorno ben remunerato” infischiandovene di tutto e di tutti tanto…………….!
Forza eroi azzurri, questo incoraggiamento ve lo esterna un ex azzurro che per le proprie idee non è diventato un campione del mondo ma al contrario di TUTTI VOI è riuscito nella sofferenza e nella lealta verso gli altri a diventare un UOMO! Forza ITALIA
Mauro Viviani

11 PMpSun, 21 Jun 2009 21:51:05 +000051DomenicaUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | 2 Commenti

Strategie societarie, settori giovanili si o no?

Mauro Viviani serieB Pisa sc

Esistono diverse scuole di pensiero al riguardo, ci sono infatti società di calcio che investono moltissimo nei settori giovanili, altre che preferiscono acquisire…..il prodotto finito.
Personalmente sarei per una via di mezzo, anche se questo comporta avere nei propri organici non solo dei buoni tecnici ma anche degli “osservatori” all’altezza della situazione.
Avendo svolto entrambe le mansioni per vari anni a livelli di serie A e B mi sento di affermare che una buona struttura societaria non solo si crea la possibilità di raggiungere nel tempo ottimi risultati sportivi ma anche e soprattutto benefici economici importanti.
Sebbene le variabili del calcio siano infinite, ritengo che una buona programmazione, che tenga obbiettivamente conto della realtà socio economica dove opera una società di calcio sia fondamentale per il futuro della stessa che orbiti nel campo professionistico o no.
Il problema a questo punto è quello di saper scegliere le persone giuste e collocarle al posto giusto, come in tutte le cose della vita, nel calcio non si improvvisa niente, se si lavora con criterio, serietà e programmazione gli obbiettivi prefissati prima o poi si ottengono, al contrario il fallimento è quasi certo.
Ad alti livelli esistono due esempi eclatanti: L’Udinese in serie A e l’Empoli in serie B.
L’udinese nel corso degli anni si è strutturata in modo tale da aver la possibilità di scandagliare attraverso una capillare rete di osservatori e alcune sale tv operative 20 ore al giorno, non solo il panorama calcistico giovanile nazionale ma addirittura quello mondiale. Infatti, tecnici preparati con l’ausilio delle parabole osservano le gare di tutti i campionati del mondo, appuntandosi i giovani più interessanti per poi andarli in seguito a visionare in…loco ed acquisirli per la prima squadra.
L’Empoli al contrario svolge una politica diversa, quella cioè di costrursi i propri giocatori facendoli crescere nel proprio vivaio attrezzato alla bisogna e condotto da tecnici all’avanguardia.
Questi due esempi servono a farci capire che dove c’è una politica societaria sana, concreta e seria, i problemi sono minimi, dove c’è improvvisazione invece il rischio di insuccessi è all’ordine del giorno.
Personalmente ho partecipato ai tempi in cui militavo nel Pisa all’acquisizione di giocatori del calibro di Mario Been nazionale olandese, Erik Larsen campione d’europa e capocannoniere con la nazionale di danimarca, Antonio Chamot nazionale argentino, Diego Pablo Simeone nazionale argentino, Francis Severeyns nazionale belga, tutti osservati e studiati per mesi nei loro paesi d’origine ed acquistati per un pugno di mosche, tutti hanno conquistato nel tempo tramite il Pisa la maglia della loro nazionale.
Conosco una società dilettantistica che con il suo settore giovanile riesce ad introitare anno dopo anno centinaia di migliaia di euro, come? Semplice, riesce a dare in prestito alle varie squadre della regione e non, diverse decine di giovani calciatori che non solo si valorizzano giocando ma portano alle casse della società per il semplice prestito cifre che grosso modo si aggirano sui 3000 € cadauno a campionato, i conti……..sono presto fatti!
Chiaramente i tecnici di questa società sono qualificati e assolutamente all’altezza della situazione in grado quindi di costruire attraverso una certa selezione ed un appropriato percorso didattico calciatori in grado di ben figurare.
Un invito quindi ai presidenti, dove ne esistono i presupposti, una sana e seria programmazione, tecnici e dirigenti all’altezza della situazione che remino tutti dalla stessa parte, una politica economica appropriata e buon ….divertimento.
continua……
Mauro Viviani

11 AMpSat, 20 Jun 2009 06:21:49 +000021SabatoUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Arrivederci, Vecchio, Caro Pisa Calcio

Mauro Viviani

Mauro Viviani

Maggio 2009

Impegnatissimo nell’ardua e quasi impossibile impresa di togliere dai bassifondi della classifica la mia… attuale squadra, per qualche tempo avevo perso di vista le sorti del Pisa calcio. Stò guardando distrattamente una trasmissione sportiva del sabato sera quando…il conduttore annuncia: questo pomeriggio il Pisa perdendo in casa contro il Brescia è retrocesso in serie C!
Non me lo aspettavo, questa notizia mi coglie di sorpresa facendomi rimanere incollato alla tv, con la speranza di aver capito male, nel frattempo le immagini dai vari campi si susseguono fino a quando, mi rendo conto che purtroppo l’incredibile si è avverato, il Pisa subendo un gol negli ultimi minuti viene ricacciano nell’inferno della serie C.
La gioia dell’avvenuta salvezza della mia squadra in una giornata che per quanto mi riguarda cancella le amarezze di un’intera stagione si trasforma in una sottile inquietudine, non posso credere che un organico come quello del Pisa alla fine sia stato capace di retrocedere, ma come è possibile!
In quel momento mi vengono in mente le parole di un certo Cristian Vieri che al Curi di Perugia in una giornata ventosa di alcuni anni fa, mi confidò: Mister Ventura è bravo ma….rompe troppo e nello spogliatoio non lo ama nessuno.
Quel giorno il Venezia perse per 2 a 0 contro il mio Perugia e Ventura fù esonerato, osservandolo mentre usciva a testa china dal campo sconfitto forse più dalla sua squadra, che dalla mia, per la prima volta mi resi conto di quanto sia assurdo il nostro mestiere.
Nel corso degli anni ho imparato ad apprezzare il suo modo di lavorare e la sua tecnica comunicativa ed è per questo che mi chiedo: ma come si fà, signor presidente Pomponi ad esonerare un tecnico del genere, per sostituirlo con Bruno Giordano, grande, veramente grande ex bomber ma tecnico discutibilissimo?
Presidente, io penso che lei abbia tanta voglia di fare, tanto entusiasmo e per questo vorrei umilmente darle un consiglio: cerchi di scegliere persone all’altezza della situazione, so che non è facile ma d’altra parte la grandezza dei capi viene conclamata dalla loro abilità nel sapersi contornare di collaboratori fidati e competenti, per favore non lo dimentichi!
In tutto questo grande casino chi ci rimette alla fine come sempre, sono i tifosi pisani, unici ” le altre tifoserie non me ne vogliano” nel saper incoraggiare la loro squadra sempre e comunque dal primo minuto al novantesimo e soprattutto capaci di abbonarsi nonostante tutto….. in settemila!
Presidente Pomponi, non molli, dimostri nonostante la sua giovane età e l’evidente inesperienza di avere le cosiddette palle, prenda in mano la situazione, non demandi ad altri decisioni che potrebbero alla lunga danneggiarla, si prenda le sue responsabilità, solo così alla lunga potrà avvalersi della stima del grande pubblico pisano e togliersi quelle soddisfazioni che merita.
Faccia piazza pulita dell’intera rosa della prima squadra che in fondo ha dato a tutti quanti solo delusioni! Non porti rispetto a chi non ha le ha portato rispetto.
Chi scrive queste righe è Mauro Viviani un personaggio che ha vissuto a Pisa due stagioni in serie A e quattro in serie B al fianco di un Presidente vero, amato ed odiato per questo, ma ….VERO! Non cerchi di imitarlo, sarebbe impossibile, sia se stesso e cerchi semplicemente di far capire a tutti, gli obbiettivi che realmente vuol raggiungere con questa società, non bleffi per favore, a Pisa mi creda …questo non paga.
La famiglia Anconetani nonostante tutto può darle una mano, non si isoli, li contatti sono certo che metteranno a sua disposizione la loro grande esperienza.
In questo momento la mia delusione è grande quasi come quella che provai da allenatore, in una sera di mezza estate nel ritiro di Volterra quando in un attimo tutti i miei sogni e le mie speranze professionali e non, svanirono nel nulla dopo l’annuncio del fallimento del Pisa S.C, pazienza! Se è vero che la gloria maggiore non è quella di non cadere ma quella di …sapersi rialzare, forza e avanti presidente come amava ripetere il suo grande predecessore.
Queste poche righe le sono inviate da un ex allenatore del Pisa che incredibile ma vero da Livornese purosangue piange per le sorti della vecchia casacca neroazzurra. Non molli Presidente!
Mauro Viviani

11 PMpTue, 09 Jun 2009 16:07:11 +000007MartedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Lettera aperta al Presidente Romeo Anconetani

La panchina del Pisa al debutto in serie B

Caro Romeo, ti ricordi Romeo quando al mio debutto in serie B da primo Allenatore il Pisa vinse a Cesena e Tu, mentre stavo festeggiando quella splendida vittoria con i giocatori entrasti nello spogliatoio e tirandomi per un braccio mi dicesti: “Guardi che oggi lei ha battuto una squadra di gatti fradici, non ha mica vinto la coppa dei Campioni! Non ci rimasi molto bene, credimi, ma la gioia per quel primo successo era tale e tanta che feci finta di niente. Non mi dicesti bravo neppure quando mi affidasti Paoull Elliott che ormai, a detta di tutti era un ex giocatore ed io dopo circa tre mesi te lo “consegnai” pronto per giocare di nuovo in serie A giocatore che tu a fine stagione cedesti al Celtic di Glasgow guadagnando un bel mucchio di Sterline. Non mi dicesti bravo quando una gelida mattina nel ritiro di Villa delle Rose mi consegnasti un biglietto aereo per Asuncion del Paraguay dove stava per iniziare il torneo di qualificazione alle Olimpiadi di Spagna, e dove, riuscì ad opzionare per il nostro Pisa s.c campioni del calibro di:Cafù Under 23 Brasiliana, Montero e Saralegui Under 23 dell’Uruguaj, Asprilla e Valenciano under 23 della Colombia. Tutti giocatori che alla fine non potemmo acquisire in quanto il Pisa s.c allora guidato da Ilario Castagner fallì di un soffio la promozione in serie A. Non mi dicesti bravo quando dopo aver esonerato Montefusco mi affidasti il Tuo Pisa in piena crisi ed Io riuscì a condurla verso un miracoloso ottavo posto anzi, se non fosse stato per Luciano Gaucci che mi chiamò per sostituire Ilario Castagner alla guida di un Perugia spento e demotivato per Te, sarei rimasto disoccupato Non mi dicesti bravo quando dopo il torto che in fondo avevo subito, per tornare ad allenare il Tuo Pisa stracciai un contratto principesco che mi vedeva legato ancora per due anni al Perugia, nonostante tutto questo credimi, Ti ho voluto bene, stimato, apprezzato e rispettato, cercando di apprendere il più possibile dal Tuo immenso sapere calcistico e quando all’improvviso sei mancato ho provato lo stesso identico dolore di quando a mancare era stato mio Padre. Grazie Romeo, anche se per il fallimento del Pisa s.c io e la mia famiglia stiamo ancora pagando lo Stato “siamo a maggio del 2005” con soldi che purtroppo non abbiamo. Grazie perché standoti vicino ho imparato ad apprezzare il mio lavoro, a credere nelle mie idee, a non mollare mai e ad avere sempre e comunque fiducia nel futuro. Non Ti dimenticherò Presidente e con me sicuramente non Ti dimenticherà chi ha avuto la fortuna di conoscerti e di lavorare al Tuo fianco. Un Signor Nessuno che hai portato in serie A. Grazie ancora …..nonostante tutto Romeo. Mauro Viviani

11 AMpTue, 05 May 2009 11:28:40 +000028MartedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Juventus vs Pisa

Mauro Viviani All'arena Garibaldi di Pisa

Il BURRASCOSO RITIRO DI ASTI

Eravamo partiti da Pisa per il ritiro di Asti consapevoli delle difficoltà che avremmo dovuto affrontare andando a giocare contro la vecchia signora del calcio italiano, la Juventus, sicuri nel contempo che la nostra squadra in quel momento avrebbe potuto creare difficoltà a chiunque.
L’Hotel Hasta di Asti è un Albergo costruito in un contesto naturale stupendo, oltre ad offrire confort, buona cucina e massima professionalità dispone di un campo di allenamento bellissimo raggiungibile direttamente dall’ hotel tramite un sottopassaggio.
Arrivammo ad Asti per l’ora di cena, il tempo non prometteva niente di buono, si respirava in seno alla squadra un certo nervosismo per cui dopo aver consumato una cena frugale, con insolita sollecitudine andammo tutti quanti a dormire. Il mattino successivo dopo una buona colazione, come era nostra abitudine io e Luca stilammo il programma organizzativo e tecnico della giornata, facemmo fare delle fotocopie dal segretario dell’ hotel e le consegnammo a Micheletti “il massaggiatore in seconda” il quale come ormai era solito fare le appese vicino alla porta degli ascensori in modo che i giocatori potessero prendere visione degli orari. Durante la notte aveva piovuto molto, fortunatamente in mattinata il tempo si era messo al bello e nonostante l’inverno incombesse non faceva neppure molto freddo, l’allenamento filò via liscio e senza intoppi, i giocatori erano concentratissimi e consapevoli che quella del giorno successivo sarebbe stata una gara molto difficile ma non certamente impossibile.
Una bella doccia e poi tutti a tavola, i gocatori dopo aver consumato il loro pasto in tempi brevissimi si congedarono e raggiunsero le loro camere. Lo staff tecnico dirigenziale invece continuò nella degustazione dei prodotti tipici piemontesi fino a quando la voce gracchiante del presidente disse:

Com’ è andato  l’allenamento?

· Tutto bene rispose Luca, i giocatori sono motivati e vogliosi, sono sicuro che disputeremo una buona gara domani.

Il pranzo continuò, la proprietaria una giovane signora simpaticissima, ci stava facendo assaggiare numerose specialità piemontesi quando come un fulmine a ciel sereno entrò nella sala da pranzo Mariani “il primo massaggiatore” completamente trafelato:

· Presidente credo che Piovanelli domani non potrà giocare, mentre dormiva sembra abbia fatto un movimento brusco, tanto che adesso non può flettere un ginocchio.
L’ambiente che fino a quel momento era sereno in un attimo divenne incandescente, la faccia di Romeo si fece paonazza e inveendo contro tutto e contro tutti indisse immediatamente una riunione in una saletta attigua alla sala da pranzo alla quale partecipò tutto lo staff medico.
Fuori intanto la nebbia scesa improvvisamente rendeva l’ambiente molto triste, le urla provenienti dalla sala dove si stava svolgendo la riunione stavano rimbombando per tutto l’albergo, io mi fermai nella hall a leggere un giornale, non avevo voglia di andare in camera, poco dopo sopraggiunse il proprietario abbastanza seccato lamentandosi con me del baccano. Nonostante fossero trascorse alcune decine di minuti le urla provenienti dalla saletta non accennavano a diminuire,  sentì distintamente la voce del Presidente.
· Micheletti mi vada a chiamare immediatamente Viviani!
Gli andai incontro, lo vidi  letteralmente sconvolto.
· Meno male sei qui Mauro, venivo a cercarti, il Presidente ti vuole parlare subito.
mi ricordo che entrai quasi tremando nella saletta.
· Permesso mi stava cercando?
· Vada subito a svegliare Piovanelli e lo porti quà se necessario anche a calci nel culo!
· Vado subito Presidente.
Salì la rampa di scale con il cuore in gola, anche dalle camere dei giocatori si udivano distintamente delle urla, giunto nel corridoio vidi la porta della camera di Piovanelli leggermente socchiusa, entrai, Lamberto stava piangendo come un bambino
· Cosa è successo gli chiesi.
· Mister per colpa mia hanno licenziato Mariani “il massaggiatore”.
· Lamberto sono venuto a dirti che il Presidente ti vuole giù in riunione ti deve parlare.
· Gli dica che io non scendo!
Rispose urlando Piovanelli, tutti i miei tentativi per convincerlo furono inutili e così fui costretto a tornare verso quella maledetta saletta da solo.
· Dov’è Piovanelli?
· Presidente è in camera, ha una crisi di pianto e non intende scendere.
· Lei intanto visto che non è in grado di farsi ubbidire da un giocatore da martedì allenerà gli allievi, adesso salgo io!
Anconetani salì le scale sbraitando ed entrò come una furia nella stanza di Piovanelli, qualche urlaccio e uno spintone che fece cadere Lamberto sul letto furono sufficienti a calmarlo, il risultato di tutto questo putiferio fù che il massaggiatore tornò a Pisa accompagnato da Gabriele il magazziniere con un pulmino della società, io per poco non venivo licenziato e Piovanelli miracolosamente guarito il giorno dopo entrò regolarmente in campo, perdemmo due a uno dopo essere passati addirittura in vantaggio proprio con Piovanelli. Quello che accadde quel sabato pomeriggio, perché sono sicuro che qualcosa accadde, per me è rimasto un vero mistero.

11 PMpThu, 23 Apr 2009 12:12:04 +000012GiovedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Romeo Anconetani, il dottor Gerson e Mauro Viviani a Bucarest

Mauro Viviani prende appunti in panchina

CENA A BUCAREST

Non appena il Presidente venne a conoscenza che era in atto da diversi giorni uno sciopero del personale e di conseguenza le cucine dell’albergo erano momentaneamente chiuse, apriti cielo, era quasi l’una e lui quando aveva fame non voleva sentire storie. Il dottor Gerson nostro accomapagnatore e traduttore, chiese di parlare immediatamente con il direttore dell’ Hotel, in un baleno fù accontentato e dopo un’ acceso diverbio che a tratti assunse persino toni violenti riuscì a far si, che le cucine anche se in via eccezionale fossero immediatamente riaperte. Tornata la calma il direttore scusandosi con mille inchini, ci comunicò che da li a poco il pranzo sarebbe stato servito, pregandoci nel frattempo di andare a sistemare i bagagli nelle nostre camere.
In quella circostanza capimmo quanto il dottor Gerson fosse politicamente influente in Romania.
L’Hotel Iternational rigorosamente in stile Russo era situato di fronte alla piazza più grande della città, la mia camera era bellissima e molto spaziosa, non mancava niente, neppure il bagno con l’idromassaggio ed una bottiglia di Champagne russo in fresco, l’unica nota stonata era rappresentata da alcuni fori di proiettile che facevano bella mostra di se sul vetro del terrazzino, in ricordo di quello che era accaduto alcuni giorni prima del nostro arrivo a Bucarest. (La Rivoluzione)
Quando si viaggia è indispensabile essere in possesso di un certo spirito di adattamento in quanto spesso capita di approdare in Paesi dove le culture ed i modi di vivere sono completamente diversi dai nostri, in Romania devo dire però che mi sono sempre trovato a mio agio, in fondo le origine di questo Paese sono Latine per cui un po’ ci somigliamo.
Lucescu ci aveva dato appuntamento alle diciassette presso una caserma dell’Esercito alla periferia della città dove la Dinamo di Bucarest in quei giorni si trovava in ritiro.
Arrivammo in leggero anticipo, Il militare di guardia non ci accolse molto bene tanto che il solito dottor Gerson, meno male c’era lui, dovette intervenire chiedendo un colloquio immediato con un ufficiale superiore al quale, evidentemente fece presente i motivi della nostra presenza in quel luogo. Chiarito il contrattempo fummo accompagnati all’interno di una specie di piazza d’armi molto squallida, come del resto era tutto quello che la circondava e ci fece accomodare su una panchina, gli chiedemmo se fosse possibile anticipare di qualche minuto l’appuntamento con Lucescu ma la risposta fù la stessa:
• Prima delle 18, ora della sveglia niente da fare.
Attendendo l’ora fatidica provammo a commentare i fatti che avevano portato la Romania sull’orlo della guerra civile, il dottor Gerson stava cercando di spiegarci i motivi del contendere quando alcuni assordanti ed austeri squilli di tromba posero fine a quella discussione, erano le diciotto l’ora della sveglia, uno dopo l’altro i calciatori cominciarono ad arrivare sul piazzale, non erano certo un esempio di eleganza, anzi davano l’impressione di essere un gruppo di profughi, sicuramente la disciplina intesa come la intendeva il nostro Presidente non alloggiava alla Dinamo di Bucarest. Manco a dirlo il suo primo commento fu:
• Ma dove siamo venuti!
Uno dei primi calciatori che ncontrammo fu Popescu il capitano della squadra e uno dei giocatori che Romeo avrebbe voluto portare al Pisa, dopo esserci presentati, gli illustrammo i nostri programmi e la volontà di portarlo al Pisa, lui cortesemente ci fece presente che qualche giorno prima aveva firmato per una squadra di serie A Tedesca la stessa in cui aveva militato per molte stagioni suo padre. Dopo alcuni minuti arrivò Lucescu, la prima cosa che mi colpì di lui, la padronanza della lingua Italiana e la facilità con la quale esprimeva i suoi concetti, in Romania era considerato un vero e proprio maestro basti pensare che come allenatore della Nazionale era riuscito addirittura ad eliminare l’Italia dalle fasi finali di un Campionato d’Europa e con la Dinamo Bucarest aveva vinto ben sei scudetti. A questo proposito si può disquisire quanto si vuole, resta il fatto che se vincere è sempre difficile, chi vince molto oltre ad essere fortunato deve necessariamente essere anche bravo.
Il Presidente inutile nasconderlo ci aveva trascinato in Romania per capire personalmente se Lucescu fosse o no l’allenatore adatto al Pisa. 
• Le piacerebbe Mister venire in Italia ad allenare il Pisa in serie A?
La risposta di Lucescu non fù ne affermativa ne negativa, lasciò comunque intuire che esistevano buoni margini di trattativa e visto che dopo alcuni minuti avrebbe avuto inizio una seduta di allenamento ci congedammo, con la promessa che ci saremmo rivisti il giorno successivo. Quel breve colloquio lasciò comunque abbastanza soddisfatto Romeo.

Una volta in hotel avendo estremo bisogno di moneta locale, chiesi nuovamente aiuto al dottor Gerson il quale, dopo aver parlottato con un inserviente riuscì a farmi cambiare 100 mila lire alla borsa nera (decine e decine uomini e donne appostati agli angoli delle strade e fuori dagli alberghi facevano questo lavoro), dopo una decina di minuti infatti mi fu consegnato un fagotto di “Lei” la moneta ufficiale Rumena. Quella sera andammo a cena nel ristorante più rinomato di Bucarest un locale splendido anche se lasciava chiaramente intravedere, come gli antichi splendori di un tempo fossero rimasti, sbiaditi ricordi. Ci accomodammo in una sala ricca di bellissimi mobili datati, tappezzata di velluto damascato di un colore rosso fegato, il pavimento era un’opera d’arte, il parquè intarsiato stupendamente formava dei disegni bellissimi e  grandi lampadari di cristallo anch’essi antichi che  emettevano una luce accecante di mille colori.

Seduti ad un tavolo situato nel bel mezzo della sala due anziani signori intonavano struggenti melodie con i loro violini, mentre di fronte al nostro tavolo era seduto un distinto signore molto anziano, il cui portamento incuriosì molto il Presidente che chiamando a se un camerere gli chiese chi fosse.
• E’ stato un grande scienziato, per questo, lo Stato da anni gli paga i pasti in questo ristorante.
Ad un’altro tavolo siedeva un alto prelato di religione Ortodossa, l’atmosfera era quasi irreale, i camerieri il cui abbigliamento non era purtroppo di prim’ordine su richiesta del dottor Gerson che faceva da padrone di casa, ci fecero gustare numerose specialità della loro terra e devo dire che non avrei mai pensato che in quei Paesi esistesse una cucina tanto raffinata, per non parlare dei dolci e del vino anch’essi squisiti. Il Presidente quella sera era tranquillo, tutto lasciava presagire che la nostra missione avrebbe assunto aspetti positivi.
• Mauro si faccia portare il conto e paghi per piacere!
• Presidente non so se riesco, ho cambiato solo 100 mila lire.
• Se non le bastano usi la carta di credito si sbrighi!
Il cameriere più anziano si presentò con una pergamena bellisssima piena di numeri e di scritte per me incomprensibili, il dottor Gerson intuendo le mie difficoltà mi disse:
• Mauro mi dia i soldi che le ho fatto cambiare.
Estrassi a fatica dalla tasca della giacca quel rotolo di banconote, il dottore ne prese alcune e disse:
• Abbiamo speso questi.
Impossibile dimenticare quel momento, Romeo che aveva assistito incuriosito alla scena sogghignando disse:
• Gli dia tutto il pacco!
Così feci, consegnai al cameriere tutto quel ben di Dio.

Dopodichè  raggiungemmo la porta d’uscita del locale seguiti da uno stuolo di camerieri che sicuramente almeno quella sera riuscimmo a rendere felici!
Mauro Viviani

11 PMpTue, 21 Apr 2009 19:50:24 +000050MartedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Alessandro Gaucci, Ilario Castagner e Mauro Viviani aggrediti dagli ultras della Ternana

Ilario Castagner e Mauro Viviani

La terribile notte di Amelia

Il consueto allenamento pomeridiano  stava ormai volgendo al termine quando Ilvano Ercoli  lo storico segretario del Perugia ci raggiunse per comunicare a Castagner che il presidente Luciano Gaucci lo desiderava al telefono.

Ilario tornò dopo una decina di minuti:

  • Mauro, vai a cambiarti per favore,  questa sera la Ternana disputa un’amichevole ad Amelia contro la squadra locale, si stà allenando con loro un giocatore ancora senza contratto, tu devi andare per valutare se questo ragazzo fà o meno al caso nostro.

Ero ancora sotto la doccia quando Ilario rientrò  trafelato nello spogliatoio:

  • Mauro, il capo ha cambiato programma, desidera che ad Amelia veniamo pure io ed Alessandro.

Era una giornata torrida, l’aria condizionata ci dava un pò di sollievo mentre viaggiavamo alla volta di Amelia,  una bellissima cittadina in provincia di Terni, durante il tragitto Ilario mi spiegò che Mazzeo, così si chiamava il giocatore in questione era un’ala tornante in possesso di un tiro potente ed una velocità eccezionale, proprio quello che stavamo cercando da tempo.

All’ora stabilita incontrammo  Alessandro Gaucci e la sua fidanzata fuori dallo stadio, era ancora molto presto per cui decidemmo di entrare in un bar dove tra una chiacchera e l’altra,  facemmo l’ora della partita.

Era la prima uscita stagionale della Ternana,  lungo il viale che portava allo stadio incontrammo moltissimi tifosi alcuni dei quali ci fecero oggetto di simpatici sfottò, niente più.

Una volta al botteghino (si fa per dire) un tavolo appoggiato al muro vicino all’ingresso del campo  Castagner rivolgendosi alla persona preposta:

  • Buonasera, mi dà per favore quattro biglietti?
  • La risposta giunse secca e immediata; io i quattro biglietti te li darei si, ma in faccia, Perugino di merda.

Vista l’aria che tirava e la simpatia che riscontravamo da quelle parti consigliai a Ilario ed a Alessandro di tornarcene a Perugia, dopotutto la nostra presenza in quel luogo vista la rivalità tra le due tifoserie poteva essere scambiata per pura provocazione.

Ilario fù irremovibile.

  • abbiamo pagato il biglietto per cui abbiamo diritto ad assistere alla partita!

Il piccolo stadio era stracolmo, quando entrammo le squadre stavano eseguendo il riscaldamento pre partita, camminando lungo la rete di recinzione del campo eravamo quasi arrivati all’altezza del centro campo quando dalla tribunetta dietro ad una delle due porte  i tifosi ternani iniziarono a cantare cori veramente offensivi verso Gaucci, Castagner ed il Perugia.

Vista la piega che stava prendendo la faccenda pregai nuovamente Ilario di tornarcene verso Perugia ma lui fù irremovibile.

Ancora pochi passi e i cori sempre più insistenti si erano ormai estesi in ogni ordine dei posti del piccolo stadio,  fino a quando dalla tribuna centrale scesero una decina di veri e propri energumeni che in un attimo passarono come avevo largamente previsto, dalle parole ai fatti.

Ironia della sorte, quella mattina avevo acquistato una camicia di seta azzurra bellissima che per l’occasione avevo deciso di indossare, inutile dire che il piccolo capitale speso per acquistarla andò interamente in …fumo.

Uno di questi dementi gettò in faccia ad Ilario colpendolo in pieno, una lattina di coca cola, questo innesco una rissa furibonda che ci vide purtroppo soccombere nonostante Alessandro Gaucci fosse un pugile provetto e io e Ilario niente affatto intenzionati a fare da vittime sacrificali. La rissa si protrasse per diversi minuti senza che nessuno, neppure i carabinieri giunti colpevolmente in ritardo, intervenisse per darci una mano.

Ricordo Ilario gettato sotto una siepe a calci e pugni, la fidanzata di Alessandro Gaucci svenuta, la mia camicia letteralmente stracciata, e Alessandro  che cercava di districarsi da quello che si rivelò alla fine un vero e proprio agguato.

Finalmente  due giovani carabinieri si fecero coraggio e con le loro pistole in mano riuscirono finalmente a portare la calma  sparando in aria alcuni colpi, fatto questo ci invitarono in malo modo ad uscire dallo stadio come se fossimo dei delinquenti.

Fortunatamente alcuni di quei pazzi  furono identificati e portati in questura, mentre noi ci incaminammo verso le nostre auto.

Mauro, guida tu per favore, io non me la sento.

Apparentemente dei tre ero quello messo meglio, appena però cercai di inserire le chiavi nella serratura della portiera dell’auto un dolore lancinante al polso mi fece capire che forse qualcosa non andava, decidemmo così, di recarci all’ospedale di Amelia.

Una volta giunti al pronto soccorso, l’ ilarità dei medici  fù disarmante, risate a squarciaglola e battute demenziali ci fecero compagnia fino a quando  giunse il nostro turno, le varie lastre  di controllo  rilevarono una doppia frattura al mio polso destro, e varie costole incrinate per Alessandro e Ilario, la fidanzata era invece in stato di choc.

Quella sera tutte le testate giornalistiche italiane  messe al corrente dell’accaduto, iniziarono un tam tam mediatico che mise in allarme tutta l’Italia sportiva.

Inutile dire l’apprensione dei nostri familiari e degli amici che non riuscivano assolutamente a mettersi in contatto con noi, arrivammo allo stadio Curi solo a tardissima notte, nel piazzale dello stadio intanto si era radunato un centinaio di tifosi perugini esagitati che appresa la notizia dai vari notiziari ci stavano aspettando per esternarci la loro solidarietà e una volta constatate le nostre condizioni  partirono per Terni non sò bene a cosa  fare.

Morale della favola Mazzeo fù acquistato dal Perugia anche senza la nostra supervisione rivelandosi alla fine un buon giocatore, io portai il gesso al braccio destro per quaranta giorni, Ilario e Alessandro soffrirono le pene dell’inferno per tutta l’estate ed alla fidanzata di Alessandro occorse diverso tempo per riprendersi da quello  spavento.

Questa è la cronaca di una notte di mezza estate al servizio del Grifo.

Mauro Viviani

11 PMpMon, 16 Mar 2009 16:28:30 +000028LunedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Il trasferimento più lungo del calcio italiano.

Mauro in Sicilia

Mauro in Sicilia

Era il giorno del mio compleanno, verso le 19.30, l’insistente squillo del telefono posto all’ingresso di casa, interruppe la festicciola che i miei amici avevano organizzato. Era il signor Riccobono, un dirigente dell’ Akragas di Agrigento che mi proponeva il trasferimento presso la sua società. Questo dirigente si dimostrò talmente convincente che dopo alcuni giorni da quel primo ed unico contatto, feci le valige, salutai tutti e mi imbarcai sul volo delle 12.30 Pisa-Palermo. Giunto a all’aeroporto di Punta Raisi il gracchio degli altoparlanti annunciava che un emissario dell’ Akragas  stava attendendo il signor Viviani presso lo sportello dell’ Alitalia, questo mi rassicurò, cosa avrei fatto se non si fosse presentato nessuno? Il Signor Riccobono, segretario e uomo tuttofare della società riconoscendomi mi venne incontro e dopo una breve presentazione, mi condusse al parcheggio dell’aeroporto dove salimmo sulla sua auto e partimmo alla volta di Agrigento. Non avrei mai pensato che una vecchia Renoult come la sua, potesse raggiungere simili velocità, non a caso durante il tragitto pregai più volte senza per altro essere ascoltato il solerte dirigente di guidare più lentamente. Solamente in prossimità dell’ Esseneto lo stadio di calcio della città dei templi capi il perché di tanta fretta:

-Speriamo che l’allenamento non sia ancora terminato!

Disse Riccobono con un filo di voce ancora concentratissimo alla guida della sua incredibile Renoult. Sebbene fossi nel calcio da diversi anni non mi era mai capitato di vedere così tanti tifosi assistere ad una semplice seduta di allenamento. Al mio ingresso in campo, il gioiso baccano provocato da quella massa di persone all’ improvviso scemò, facendo si che sulle tribune calasse uno strano silenzio. Il caldo era opprimente, accompagnato da Riccobono raggiunsi il centro del campo dove fui presentato, all’allenatore Lorenzo Vellutini, alla squadra ed alla stampa tra lo sguardo incuriosito dei tanti tifosi, quel giorno, di fatto avvenne il trasferimento più lungo del calcio italiano: dall’ AC Merano “Trentino Alto Adige” all’ US Akragas ” Sicilia”.
Avevo già vissuto un’esperienza in Sicilia, alcuni anni prima infatti avevo giocato con la Leonzio di Lentini, dove ero stato talmente bene che il solo pensiero di ritornare in quella meravigliosa terra mi rendeva particolarmente felice. Iniziò così la mia ennesima avventura, mi si presentava l’opportunità di giocare in una squadra importante in una città importante, l’allenatore Vellutini, con il quale mi ero sentito telefonicamente era entusiasta della forza di quella squadra e mi prospettava un’ anno di grandi successi. La società mi aveva accontentato a livello economico, c’erano tutti i presupposti per far bene. Dopo alcune settimane vissute in un albergo del centro, la società mise a mia disposizione un bell’appartamento a San Leone, un paesino di pescatori in riva al mare dove il mio dirimpettaio era un altro giocatore dell’ Akragas Vincenzo Granata ex calciatore del Napoli, con il quale diventammo da subito grandi amici. Il mio carattere estroverso e sanguigno legò immediatamente con il focoso ambiente agrigentino, forse per questo ben presto diventai uno dei beniamini di quella squadra.

Nonostante tutte queste belle premesse e i dolorosi cambi d’allenatore (prima Vellutini, poi Del Noce e infine Gallo), al termine di quel campionato lasciammo increduli il mondo dei semiprofessionisti. Misteri del calcio!
Fu un campionato jellato e non furono sufficienti, purtroppo, né il calore dei tifosi, che ci sostennero fino all’inverosimile, nè la serietà della società, che ci saldò ogni nostra spettanza nel ritiro di Piazza Armerina, il giorno prima dell’ultima sfortunata partita proprio contro la mia ex squadra, la Leonzio di Lentini. Partita che non riuscimmo a far nostra non solo perché la palla quella domenica non ne volle sapere di entrare in quella maledetta porta, ma probabilmente per alcune scelte cervellotiche riguardanti la formazione mandata in campo.
Nella mia modesta carriera di calciatore ho indossato diverse maglie alcune delle quali addirittura prestigiose (Torino e Genoa), ma devo ammettere, senza retorica, che la casacca biancoazzurra è rimasta incollata alla mia pelle come un tatuaggio indelebile.
Forza Akragas, mia vecchia cara società! Sono sicuro che un giorno crescerai, tornando ai tuo vecchi splendori. Dio solo sa quanto mi piacerebbe poterti prendere per mano ed aiutarti a vivere questo sogno. Mai dire mai, il calcio, in fondo, è un po’ come la vita dove tutto, da un momento all’altro può accadere.

11 PMpSun, 08 Mar 2009 17:43:39 +000043DomenicaUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

MAURO VIVIANI TECNICO DEL TARANTO 1906

Taranto vs Nardò 1998/99 la panchina

Taranto vs Nardò 1998/99 la panchina

Il Taranto decide di cambiare musica e si allena con il rock
LA CURIOSITA’ / Da Pino Daniele alle Spice Girls: l’idea e’ del tecnico dei pugliesi infatti, il Taranto decide di cambiare musica e si allena con il rock TARANTO –
Tecniche di rilassamento? Assolutamente no: Elio e le Storie Tese, Pino Daniele, le Spice Girls, Claudio Baglioni e altri artisti servono per gli allenamenti. La rivoluzione copernicana e’ avvenuta a Taranto, squadra con un passato in B (nell’80 – 81 sconfisse per 3 – 0 il Milan retrocesso), Il tecnico “musicista” si chiama Mauro Viviani gia’ a Pisa A e B e Perugia C  e B, poi a Cento C, Brescello C, Sanremese C, Foligno D ecc, Viviani e’ un cognome intrigante e ricorda l’omonimo Viviani Franco che alleno’ il Genoa, scimmiottando Helenio Herrera. Franco Viviani, 67 anni, riuniva i giocatori in cerchio e chiedeva con voce perentoria: “Di che colore e’ il cielo oggi?”. E i poveracci dovevano rispondere: “Rossoblu”. Quel Genoa faceva ridere ed era un disastro. Invece, il Taranto del nostro Mauro Viviani funziona ed e’ in zona promozione, pronto a risalire la china dopo il fallimento societario del 1993. Viviani fa collegare la radio dello stadio a un’emittente locale o porta le cassette da casa. Naturalmente sceglie i brani in base agli allenamenti, infatti: cio’ che va bene per la “potenza aerobica”, non va bene per la velocita’ e così via. Viviani scopri’ la ricetta a Pisa, per caso, quando i tecnici del comune lavorando all’impianto acustico dell’Arena Garibaldi, per un’intera mattinata fecero si che gli altoparlanti gracchiassero musica. Viviani pur infastidito da quel rumore assordante noto’ una certa reazione negli atleti. Nasce così l’allenamento accompagnato da brani musicali ed il luogo più appropriato dove applicarlo è risultato proprio Taranto. Una città bisognosa di emozioni e spinte positive, dopo le vessazioni patite: appena quattro domeniche fa la squadra e’ rientrata nel suo stadio, lo “Jacovone”, dopo cinque mesi e mezzo di diatribe e carte bollate, ricorsi e proteste. Avversari erano l’Amministrazione comunale e l’onorevole Cito, padrone della nemica “Calcio Taranto 2000″, che hanno costretto il vecchio e vero Taranto (1906) a giocare le gare interne in provincia, a Castellaneta, il paese di Rodolfo Valentino. Un’odissea senza fine che si e’ arricchita ultimamente di un altro capitolo: il Tribunale dell’Appello ha accolto il ricorso di due sostituti procuratori (Argentino e Perrone) e ha disposto il sequestro preventivo dello “Jacovone”, revocando il provvedimento di dissequestro. La tesi del Tribunale e’ che lo stadio sia stato utilizzato dall’Amministrazione comunale “non come un bene pubblico”. Un vero caso, che vede indagati il sindaco De Gosmo, il vice sindaco, un consigliere e l’onorevole Cito. L’impianto e’ stato affidato al custode giudiziale, dottor Grilli. Il Taranto 1906 si e’ rivolto a lui per l’uso della struttura ed evitera’ di pagare (al Comune) le ultime tariffe – rapina di 600.000 all’ora, piu’ Iva, per le partite e di 300.000 lire per gli allenamenti. Una bella musica per le orecchie della societa’. Che, a questo punto, ha introdotto il metodo – Viviani anche nell’ufficio del ragioniere: “La terra dei cachi”, a tutto volume.
Pagina 31
(29 dicembre 1997) – Corriere della Sera

11 PMpTue, 03 Mar 2009 14:22:03 +000022MartedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet

Giannini e Viviani una scommessa vinta da Romeo

VIVIANI E GIANNINI DUE GIOVANI VINCENTI

GIANNINI E VIVIANI DUE GIOVANI ALLENATORI VINCENTI

11 PMpMon, 16 Feb 2009 13:13:50 +000013LunedìUTC, 2008 Pubblicato da mauroviviani | 1 | | No Comments Yet