La stazione di Vicenza
Anconetani era soddisfatto del comportamento della squadra tanto che le sue visite erano ormai sempre più frequenti, in quella circostanza giocavamo in trasferta a Treviso una partita molto importante per il futuro del nostro campionato. Pareggiammo purtroppo nonostante una prestazione esaltante e il freddo polare al quale molti di noi non erano certamente abituati.
Ricordo che al rientro negli spogliatoi eravamo tutti letteralmente congelati e per fortuna il nostro massaggiatore ci fece trovare un bel bicchiere di thè bollente, lo sconforto nello stanzone si toccava con mano e i mugugni per quella mancata vittoria non accennavano a placarsi, mentre l’odore dolciastro della canfora e il vapore delle docce stavano impregnando l’ambiente ecco Romeo raggiante come non mai fare il suo ingresso nello spogliatoio, il suo volto quasi paonazzo era testimone del freddo e della tensione emotiva che aveva vissuto durante la gara.
• Bravi ragazzi, ho apprezzato molto il vostro impegno e per dimostrarvi la mia riconoscenza per quanto state facendo pregherò il Presidente di farvi avere il premio doppio.
Quelle parole pronunciate in quel contesto risultarono il toccasana per stemperare l’enorme tensione che si stava accumulando, capitan Taddei da vecchio marpione iniziò così a scandire i suoi famosi urrà facendo tremare le pareti dello spogliatoio, nonostante il pareggio eravamo ancora tutti convinti che non eravamo certo inferiori al Treviso.
In quella squadra militavano quattro livornesi, oltre a me, Alfredo Gabriellini, Roberto Salvini e Aurelio Filippi, Meciani il nostro bravo allenatore invece era pisano purosangue ma nonostante il campanile che batte sempre forte tra le due città e le battutacce eravamo molto affiatati.
Un paio di volte al mese il Mister tornava a casa e noi naturalmente ne approfittavano per ottenere un passaggio, in quell’occasione eravamo riusciti a riempire la sua Giulia T Alfa Romeo fino all’inverosimile e quando Anconetani all’ultimo istante si autoinvitò per il ritorno a noi non rimase che fare la conta per stabilire chi avrebbe dovuto cedergli il posto, lo sfortunato si fa per dire fù Salvini che mugugnando e inveendo contro tutto e tutti al momento della partenza ci augurò le più tragiche avversità. Salutammo la truppa e raggiungemmo l’auto che il nostro massaggiatore aveva portato fin fuori dallo stadio di Treviso dopodichè partimmo alla volta di Pisa.
Romeo era euforico, gli aneddoti e gli sfottò all’interno dell’auto si stavano sprecando quando dopo aver percorso alcuni chilometri cominciammo ad intravedere lungo la strada dei banchi di nebbia, ben presto purtroppo ci accorgemmo che più andavamo avanti e più diminuiva la visibilità per cui Romeo saggiamente consigliò al Mister di uscire dall’autostrada, purtroppo la prima uscita distava ancora ventidue chilometri questo indicava un cartello segnaletico che miracolosamente avevamo appena intravisto. Guidare in quelle condizioni non era certo agevole, l’ansia era tale che nessuno di noi riusciva più a dire una parola, fortunatamente da lì a poco incontrammo un cellulare della polizia che si incaricò di fare da apristrada alla lunga coda di auto che nel frattempo si era formata, arrivammo a Vicenza viaggiando letteralmente a passo d’uomo. Una volta in città Anconetani decise che per come si era messo il tempo proseguire in treno sarebbe stata l’unica cosa da fare, mentre Meciani che in un primo momento non sembrava essere molto d’accordo per questa soluzione dovette arrendersi all’evidenza. Dopo vari giri riuscì a trovare un parcheggio vicino alla stazione che raggiungemmo camminando tra la nebbia carichi come muli da soma, appena entrati nell’angusto androne leggemmo il cartellone elettronico che indicava gli arrivi e le partenze, scoprimmo così che il primo treno utile per Firenze sarebbe partito dopo circa tre ore, eravamo affamati e visto che il tempo certo non mancava decidemmo di recarci nel buffet per mangiare qualcosa. Appena il tempo di sederci e un solerte cameriere si avvicinò al nostro tavolo per prendere l’ordinazione.
• Siamo a Vicenza quindi democraticamente ho deciso, mangeremo baccalà alla vicentina disse Romeo.
• Da bere cosa vi porto signori?
• Ci porti pure due bottiglie d’ acqua minerale e un po’ di vino bianco.
Da quel preciso istante il cameriere si eclissò, avevamo mangiato alle undici del mattino e la fame cominciava a farsi sentire, quell’ assurda attesa era scandita dal tic toc di un grande orologio piazzato nel bel mezzo del grande salone del buffet che si stava poco a poco riempiendo di persone, io a quei tempi non conoscevo ancora bene Anconetani anche se qualcuno mi aveva raccontato diversi aneddoti circa il suo carattere vulcanico, quando ormai era trascorsa quasi un’ora.
• Franco se non si decidono a servirci và a finire che mi arrabbio.
• Stia calmo Romeo, c’è tanta gente vedrà che tra poco qualcuno arriverà.
Alfredo Gabriellini che da buon livornese faceva della polemica il sale della vita.
• Sig.Anconetani secondo me gli stiamo antipatici a quel cameriere, non capisco come mai i signori del tavolo di fronte hanno già finito di cenare nonostante siano arrivati dopo di noi.
Non l’avesse mai detto, Romeo aspettava solo la scintilla per prendere fuoco.
Chiamò ad alta voce il cameriere che nel frattempo era tornato in servizio investendolo con un vero e proprio uragano di insulti e dopo un attimo di silenzio.
• Mi chiami immediatamente il gestore di questa specie di ristorante, voglio chiedergli se si rende conto di essere il responsabile di una massa di incapaci!
Nel frattempo incuriositi da quelle urla si era radunato intorno al nostro tavolo un discreto numero di viaggiatori.
• Buonasera signore, ha chiesto di me? Cosa stà succedendo?
Disse il gestore a Romeo.
• Sta succedendo che quel cameriere ci stà prendendo in giro da più di un’ora e se lei non lo licenzia in tronco io compro la stazione di Vicenza e vi mando a lavorare tutti e due in
• Sardegna ha capito?!
Mentre Meciani come sempre cercava di calmarlo ricevendo a sua volta offese a più non posso, io, Gabriellini e Filippi raggiungemmo il bar dove finalmente mangiammo un paio di toast, trascorsi alcuni minuti ci raggiunsero anche Romeo e Meciani e affamati com’erano a loro volta mangiarono dei panini. Finalmente l’altoparlante annunciò l’arrivo del direttissimo Venezia – Firenze il “nostro treno” dove fortunatamente appena saliti trovammo uno scompartimento completamente vuoto, Romeo che nel frattempo si era tranquillizzato non tardò ad appisolarsi, gli altri lo seguirono a breve, io iniziai a scrivere un’altra pagina del mio diario.
Purtroppo quel campionato lo vinse il Treviso che alla distanza dimostrò di avere qualcosa più di noi, l’unico rammarico fù la sconfitta che rimediammo in casa nello scontro diretto grazie ad una direzione non particolarmente felice dell’arbitro sig. Bergamo che in quell’occasione incappò purtroppo in una giornataccia, nonostante questo comunque la società dimostrando di avermi apprezzato mi confermò anche per la stagione successiva.
Anconetani al contrario lasciò il Rovereto per colpa di alcune incomprensioni sorte con il Presidente Pastorello e iniziò una collaborazione con la Nocerina squadra militante nel girone sud della serie C, insistette molto affinché lo seguissi, ma la cifra sparata dal Rovereto unita al fatto che in Trentino mi ero trovato molto bene resero impossibile quel trasferimento.
Fù così che i nostri contatti si ridussero per diversi anni solo allo scambio dei biglietti di Auguri per le feste di Natale e di Pasqua.