Mauro Viviani Allenatore

tecnico professionista

Archivio per Marzo 2008

Il Rovereto aveva pareggiato.

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpSat, 29 Mar 2008 15:41:00 +000041SabatoUTC, 2008

La stazione di Vicenza
Anconetani era soddisfatto del comportamento della squadra tanto che le sue visite erano ormai  sempre più frequenti, in quella circostanza giocavamo in trasferta a Treviso una partita molto importante per il futuro del nostro campionato. Pareggiammo purtroppo nonostante una prestazione esaltante e il freddo polare al quale molti di noi non erano certamente abituati.
Ricordo che al rientro negli spogliatoi eravamo tutti letteralmente congelati e per fortuna il nostro massaggiatore ci fece trovare un bel bicchiere di thè bollente, lo sconforto nello stanzone si toccava con mano e i mugugni per quella mancata vittoria non accennavano a placarsi, mentre l’odore dolciastro della canfora e il vapore delle docce stavano impregnando l’ambiente ecco Romeo raggiante come non mai fare il suo ingresso nello spogliatoio, il suo volto quasi paonazzo era testimone del freddo e della tensione emotiva che aveva vissuto durante la gara.
• Bravi ragazzi, ho apprezzato molto il vostro impegno e per dimostrarvi la mia riconoscenza per quanto state facendo pregherò il Presidente di farvi avere il premio doppio.
Quelle parole pronunciate in quel contesto risultarono il toccasana per stemperare l’enorme tensione che si stava accumulando, capitan Taddei da vecchio marpione iniziò così a scandire i suoi famosi urrà facendo tremare le pareti dello spogliatoio, nonostante il pareggio eravamo ancora tutti convinti che non eravamo certo inferiori al Treviso.
In quella squadra militavano quattro livornesi, oltre a me, Alfredo Gabriellini, Roberto  Salvini e Aurelio Filippi, Meciani il nostro bravo allenatore invece era pisano purosangue ma nonostante il campanile che batte sempre forte tra le due città e le battutacce eravamo molto affiatati.
Un paio di volte al mese il Mister tornava a casa e noi naturalmente ne approfittavano per ottenere un passaggio, in quell’occasione eravamo riusciti a riempire la sua Giulia T Alfa Romeo fino all’inverosimile e quando Anconetani all’ultimo istante si autoinvitò per il ritorno a noi non rimase che fare la conta per stabilire chi avrebbe dovuto cedergli il posto, lo sfortunato si fa per dire fù Salvini che mugugnando e inveendo contro tutto e tutti al momento della partenza ci augurò le più tragiche avversità. Salutammo la truppa e raggiungemmo l’auto che il nostro massaggiatore aveva portato fin fuori dallo stadio di Treviso dopodichè partimmo alla volta di Pisa.
Romeo era euforico, gli aneddoti e gli sfottò all’interno dell’auto si stavano sprecando quando dopo aver percorso alcuni chilometri cominciammo ad intravedere lungo la strada dei banchi di nebbia, ben presto purtroppo ci accorgemmo che più andavamo avanti e più diminuiva la visibilità per cui Romeo saggiamente consigliò al Mister di uscire dall’autostrada, purtroppo la prima uscita distava  ancora ventidue chilometri questo indicava un cartello segnaletico che miracolosamente avevamo appena intravisto. Guidare in quelle condizioni non era certo agevole, l’ansia era tale che nessuno di noi riusciva più a dire una parola, fortunatamente da lì a poco incontrammo un cellulare della polizia che si incaricò di fare da apristrada alla lunga coda di auto che nel frattempo si era formata, arrivammo a Vicenza viaggiando letteralmente a passo d’uomo. Una volta in città Anconetani decise che per come si era messo il tempo proseguire in treno sarebbe stata l’unica cosa da fare, mentre Meciani che in un primo momento non sembrava essere molto d’accordo per questa soluzione dovette arrendersi all’evidenza. Dopo vari giri riuscì a trovare un parcheggio vicino alla stazione che raggiungemmo camminando tra la nebbia carichi come muli da soma, appena entrati nell’angusto androne leggemmo il cartellone elettronico che indicava gli arrivi e le partenze, scoprimmo così che il primo treno utile per Firenze sarebbe partito dopo circa tre ore, eravamo affamati e visto che il tempo certo non mancava decidemmo di recarci nel buffet per mangiare qualcosa. Appena il tempo di sederci e un solerte cameriere si avvicinò al nostro tavolo per prendere l’ordinazione.
• Siamo a Vicenza quindi democraticamente ho deciso, mangeremo baccalà alla vicentina disse Romeo.
• Da bere cosa vi porto signori?
• Ci porti pure due bottiglie d’ acqua minerale e un po’ di vino bianco.
Da quel preciso istante il cameriere si eclissò, avevamo mangiato alle undici del mattino e la fame cominciava a farsi sentire, quell’ assurda attesa era scandita dal tic toc di un grande orologio piazzato nel bel mezzo del grande salone del buffet che si stava poco a poco riempiendo di persone, io a quei tempi non conoscevo ancora bene Anconetani anche se qualcuno mi aveva raccontato diversi aneddoti circa il suo carattere vulcanico, quando ormai era trascorsa quasi un’ora.
• Franco se non si decidono a servirci và a finire che mi arrabbio.
• Stia calmo Romeo, c’è tanta gente vedrà che tra poco qualcuno arriverà.
Alfredo Gabriellini che da buon livornese faceva della polemica il sale della vita.
• Sig.Anconetani secondo me gli stiamo antipatici a quel cameriere, non capisco come mai i signori del tavolo di fronte hanno già finito di cenare nonostante siano arrivati dopo di noi.
Non l’avesse mai detto, Romeo aspettava solo la scintilla per prendere fuoco.
Chiamò ad alta voce il cameriere che nel frattempo era tornato in servizio investendolo con un vero e proprio uragano di insulti e dopo un attimo di silenzio.
• Mi chiami immediatamente il gestore di questa specie di ristorante, voglio chiedergli se si rende conto di essere il responsabile di una massa di incapaci! 
Nel frattempo incuriositi da quelle urla si era radunato intorno al nostro tavolo un discreto numero di viaggiatori.
• Buonasera signore, ha chiesto di me? Cosa stà succedendo?
Disse il gestore a Romeo. 
• Sta succedendo che quel cameriere ci stà prendendo in giro da più di un’ora e se lei non lo licenzia in tronco io compro la stazione di Vicenza e vi mando a lavorare tutti e due in
• Sardegna ha capito?!
Mentre Meciani come sempre cercava di calmarlo ricevendo a sua volta offese a più non posso, io, Gabriellini e Filippi raggiungemmo il bar dove finalmente mangiammo un paio di toast, trascorsi alcuni minuti ci raggiunsero anche Romeo e Meciani e affamati com’erano a loro volta mangiarono dei panini. Finalmente l’altoparlante annunciò l’arrivo del direttissimo Venezia – Firenze il “nostro treno” dove fortunatamente appena saliti trovammo uno scompartimento completamente vuoto, Romeo che nel frattempo si era tranquillizzato non tardò ad appisolarsi, gli altri lo seguirono a breve, io iniziai a scrivere un’altra pagina del mio diario.

Purtroppo quel campionato lo vinse il Treviso che alla distanza dimostrò di avere qualcosa più di noi, l’unico rammarico fù la sconfitta che rimediammo in casa nello scontro diretto grazie ad una direzione non particolarmente felice dell’arbitro sig. Bergamo che in quell’occasione incappò purtroppo in una giornataccia, nonostante questo comunque la società dimostrando di avermi apprezzato mi confermò anche per la stagione successiva.
Anconetani al contrario lasciò il Rovereto per colpa di alcune incomprensioni sorte con il Presidente Pastorello e iniziò una collaborazione con la Nocerina squadra militante nel girone sud della serie C, insistette molto affinché lo seguissi, ma la cifra sparata dal Rovereto unita al fatto che in Trentino mi ero trovato molto bene resero impossibile quel trasferimento.
Fù così che i nostri contatti si ridussero per diversi anni solo allo scambio dei biglietti di Auguri per le feste di  Natale e di Pasqua.
 

Pubblicato su Senza Categoria | Lascia un commento »

Don Batini “ritiro in Trentino”

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpFri, 28 Mar 2008 17:10:02 +000010VenerdìUTC, 2008

DON BATINI

Chissà quanti addetti ai lavori e non durante il periodo d’oro del Pisa Sporting Club si saranno chiesti come una piccola città come Pisa potesse permettersi una squadra capace di fluttuare tra la serie A e la serie B.

Premesso che nel calcio come nella vita non esistono risposte esatte, sono sicuro di non andare molto lontano dalla verità asserendo con convinzione che il novantanove per cento di questo era merito del Presidente Anconetani che oltre ad essere un grande conoscitore di uomini era un grande capo e come tutti i grandi capi aveva l’innata capacità di attorniarsi di persone capaci e fidate, che lavorando in sintonia tra di loro riuscivano a ridurre notevolmente gli evidenti svantaggi dovuti al ristretto buggett economico Il Pisa in quegli anni era una famiglia nel vero senso della parola, i dirigenti, i tecnici ed i tifosi vivevano in funzione della squadra ed il risultato di questo miracolo si toccava con mano. Il padre spirituale di questo “miracolo” era Don Batini, un vero galantuomo che cercava di trovare sempre una soluzione ad ogni problema riuscendo in svariate occasioni a risolvere situazioni veramente ingarbugliate.

Il sabato pomeriggio a Villa delle Rose il Don celebrava la S.Messa alla squadra, la signora Pieretta proprietaria dell’ hotel tifosa ed amica del Presidente in pochi minuti riusciva come per incanto a trasformare una camera da letto in una vera e propria cappella.

Memorabili alcune sue prediche che riuscivano a toccare non solo l’aspetto spirituale di tutti quanti noi ma anche quello sportivo.

Alla funzione partecipavano indistintamente tutti i componenti del gruppo squadra anche se questo non era assolutamente obbligatorio, spesso venivano anche i sig. Gallani e i sig. Mannucci amici del Presidente nonché i figli Adolfo ed Alessandro con le rispettive famiglie. Cosa abbastanza insolita per quei tempi, il don faceva leggere un passo della Bibbia ogni sabato ad un giocatore diverso, sicuramente ripensandoci anche quella era una mossa studiata.

Una volta finita la Messa ci ritrovavamo tutti quanti nella sala ristorante dove, dopo aver cenato i giocatori salivano in camera mentre dirigenti, tecnici e familiari si trattenevamo a tavola dove ognuno aveva modo di raccontare piccole storie di vita vissuta talvolta facendo le ore piccole.

Il don così lo chiamavamo un giorno d’estate ci fece prendere un bello spavento, quando ci confidò che gli era stato diagnosticato un tumore al colon, fortunatamente “ormai sono trascorsi diversi anni dall’intervento” di quel tumore è rimasta solo tanta paura.

Romeo era talmente attaccato a Don Batini che nonostante fosse stato operato solo da poche settimane lo volle portare in ritiro con la squadra a S.Lorenzo in Banale in Trentino facendolo viaggiare in auto con il figlio Alessandro e mettendogli a disposizione una giovane Dottoressa del luogo ventiquattrore su ventiquattro.

Il Don però in quei giorni non stava bene e nonostante tutti i suoi sforzi per dimostrare il contrario quel ritiro sicuramente per lui rappresentò un vero e proprio calvario.

continua

Pubblicato su Senza Categoria | Lascia un commento »

il Pisa aveva sbancato Parma

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpFri, 28 Mar 2008 16:36:04 +000036VenerdìUTC, 2008

LA GITA A MONZONE  “dal libro il signor nessuno e il Presidente”

Monzone è un Paesino abitato da circa ottocento anime incastonato nel bel mezzo delle Alpi Apuane in provincia di Massa Carrara. Sono molto legato a questo Paese in quanto fin da piccolo i miei genitori mi portavano a trascorrervi le vacanze durante il periodo estivo.

Inutile negare che ogni tanto provo nostalgia, la bellezza di quei luoghi e la semplicità delle persone che vi abitano sono uniche così non appena si presenta l’occasione approfittando anche del fatto che un mio zio ha una casa da quelle parti salto in macchina, sicuro di andare a trascorrere una giornata quasi sempre speciale. Parlando con il Presidente, quando era in buona, spesso gli descrivevo con entusiasmo questo piccolo Paese tra le montagne. Un lunedì di gennaio particolarmente felice in quanto il giorno precedente avevamo vinto uno scontro diretto per la promozione in serie A contro il Parma, da poco passato mezzogiorno squillò il telefono.

  • Che programmi ha per oggi?
  • Buongiorno Presidente, veramente nessuno.
  • Bene visto che lei spesso mi parla di quella specie di paese dei balocchi e oggi non saprei davvero come trascorrere la giornata ho deciso di andarlo a visitare, mi passi a prendere tra un’oretta, arrivederci.

Io e mia moglie avevamo appena iniziato a pranzare, piantammo tutto come spesso accadeva e solo dopo pochi minuti eravamo in viaggio per Pisa, appena arrivati ci sorbimmo i soliti  rimbrotti del Presidente che trovammo ad aspettarci impaziente fuori dal cancello di casa, secondo Lui come al solito eravamo in ritardo, dopo un attimo ci raggiunse sua moglie la signora Titina e così ebbe inizio il viaggio verso il mitico Paese di Monzone. Romeo era felice, ci trovavamo secondi in classifica dietro al Torino, la squadra andava bene e tutto lasciava presagire ad una nostra immediata risalita in serie A. La giornata nonostante fossimo in pieno inverno per fortuna era splendida, il viaggio (Monzone è molto vicino a Pisa) tra una battuta e l’altra filò via liscio. Il Presidente che pure aveva girato il Mondo mostrava molta curiosità per quei luoghi, non era mai stato in Lunigiana e il paesaggio cominciava a piacergli. Monzone è diviso in due borghi, Monzone basso il più moderno e Monzone alto abbarbicato sulla montagna e costruito ai fianchi di un castello dei Malaspina un casato che nel medioevo da quelle parti dettava legge.Una volta giunti a Monzone basso, diversi abitanti del luogo incuriositi  da quei forestieri riuscirono a riconoscere Anconetani costringendomi più volte a fermare la macchina per salutare e fare i complimenti al Presidente mentre in Paese in un baleno si era sparsa la notizia dell’arrivo di quell’ospite illustre. Tra strette di mano e forza Romeo arrivammo in cima al Paese, parcheggiai la macchina in un piccolo piazzale strappato non si sa come alla montagna, fatti pochi passi incontrammo mia zia Viviana e mia Mamma che avendo appreso del nostro arrivo non si sa ne come ne da chi,ci stavano venendo incontro.

Davanti alla porta di casa trovammo ad attenderci un mio vecchio amico del luogo Sergio il quale si presentò al Presidente porgendogli una borsa contenente tre fiaschi di vino:

  • Romeo mi permetta di farle questo omaggio, beva alla mia salute e forza Pisa
  • Bravo bimbo rispose sorridente il Presidente. 

Entrammo in casa, mio zio Gino orgoglioso ed al tempo stesso intimorito per quella visita certamente gradita ma del tutto inaspettata dopo averci offerto un buon bicchiere di vino raccontò a Romeo la storia antica e recente di Monzone. Il panorama visto dal terrazzo era splendido, il Presidente ne rimase colpito, la piccola casa infatti essendo costruita alla sommità di uno sperone roccioso alto qualche centinaio di metri ha alle sue spalle uno strapiombo vertiginoso che termina ai bordi della strada che porta a Vinca, un Paesino posto ancora più in alto di Monzone e tristemente famoso per l’eccidio che durante la seconda guerra mondiale fu perpetrato come atto di rappresaglia dalle SS tedesche di Reeder e dalle camice nere Italiane ai danni di ben centoquarantaquattro vinchesi tra i quali vi erano donne e bambini innocenti. Venuto a conoscenza del fatto e visto che di tempo a disposizione ne avevamo parecchio il Presidente mi prego di accompagnarlo a visitare quel luogo. 

La strada per Vinca è molto ripida e tortuosa, i castagneti che la costeggiano man mano che si sale lasciano il posto alla roccia viva, la piccola striscia di asfalto si inerpica fino al Paese per poi proseguire verso le cave di marmo mostrandosi quasi come un corpo estraneo in mezzo a quello scenario dove profondi burroni da una parte e pareti perpendicolari dall’altra fanno cogliere il  senso della natura selvaggia ancora incontaminata che circonda il Paese dove sembra che il tempo si sia fermato.  Una volta arrivati a Vinca, andammo subito a rendere omaggio al monumento alle vittime eretto nel piccolo cimitero appena pochi metri fuori dall’abitato, impressionante il monumento funerario che ritrae una donna in cinta letteralmente squartata dagli aguzzini, la storia di queste vicende dovrebbero rappresentare un monito per le nuove generazioni affinché simili scempi non si compiano mai più. Visto che ci eravamo presentati a casa di mio zio senza portare niente decidemmo di comprare del formaggio che notoriamente assieme al pane sono una specialità del luogo, trovammo la capanna di un pastore dopo aver chiesto in giro per il Paese, il Presidente era sereno ed in gran forma. 

  • Vede Mauro, questo sarebbe il lavoro ideale per Lei. 
  • Grazie Presidente.

Il Pastore ed i suoi cani ci accolsero come se ci avessero conosciuto da sempre, dopo averci fatto accomodare sopra una vecchia cassapanca che odorava in maniera inconfondibile di farina di castagne l’uomo ormai anziano ci offrì un bicchierino di grappa e ci narrò diversi episodi della sua vita, venimmo così a conoscenza che durante la seconda guerra mondiale pilotava aerei da caccia, durante una missione era stato abbattuto proprio sui cieli di Vinca e stanco di carneficine si dette alla macchia facendo perdere le sue tracce, da allora viveva in mezzo ai monti campando di pastorizia. Si stava facendo tardi quando ci congedammo da lui, comprai due forme di pecorino una delle quali la regalai al Presidente, la strada per tornare a Monzone era abbastanza accidentata e piena di curve, stava imbrunendo e la paura fondata di trovare placche di ghiaccio mi consigliava prudenza e massima attenzione.

  • Stia attento a non farsi venire l’ernia mi disse ridendo il Presidente. 

Forse non si rendeva bene conto di quanto fosse pericoloso guidare in quelle condizioni, la signora Titina poveretta starnutiva in continuazione, la sua allergia al pelo del cane era fortissima e Cucciolo il mio Pechinese purtroppo per Lei di pelo ne aveva da vendere. Arrivammo finalmente a Monzone alto, lungo il viottolo che ci conduceva verso casa incontrammo ancora Sergio, questa volta aveva con se un bottiglione d’olio.

  • Lo prenda Presidente vedrà che se nella cucina della sede farà usare quest’ olio dal cuoco come correranno i giocatori!
  • Bravo Bimbo meglio l’olio della scarlattina, si ricordi, se ha freddo si tappi e se le serve qualcosa mi raccomando se la compri!

Per Monzone la visita del Presidente fu sicuramente un grande avvenimento, salimmo con attenzione le ripide scale che separano l’ingresso dalla cucina, fuori faceva molto freddo, in casa la stufa stava letteralmente divorando i grossi ciocchi di legno che sapientemente mio zio aveva preparato, sopra la piastra era stato collocato una grande paiolo ricolmo di farina di granturco, il mestolo di legno manovrato sapientemente a turno da mia zia Viviana e da mia mamma ci faceva pregustare quella che sicuramente sarebbe diventata una vera opera d’arte della cucina povera la Polenta. I funghi Porcini rigorosamente raccolti da esperti fungaioli del luogo durante l’ estate e fatti essiccare stavano tramutandosi lentamente in un intingolo prelibato che da li a poco si sarebbe sposato con quella meravigliosa massa dorata distesa fumante sopra un tagliere di castagno, qualche buon bicchiere di vino completò quella splendida cena fatta di cose semplici e genuine, le migliori. Tra un aneddoto e l’altro infine giunse l’ora di tornare a casa  I complimenti del Presidente e della signora Titina alle cuoche si sprecarono quel giorno, tra una risata e l’altra salutammo tutti e ci avviammo alla macchina, la paura del ghiaccio era incombente tanto che percorremmo la strada che da Monzone porta ad Aulla quasi a passo d’uomo, una volta imboccata l’autostrada in un baleno arrivammo a Pisa un po’ stanchi ma felici, stare con Romeo quando era di buonumore era uno spasso, purtroppo non sempre si poteva vincere e quando questo non accadeva erano…Guai !!

 

 

Pubblicato su Senza Categoria | Lascia un commento »

L’avvocato Antonio Lupi dal libro il signor nessuno e il Presidente

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpWed, 26 Mar 2008 23:04:55 +000004MercoledìUTC, 2008

L’Avvocato Antonio Lupi

Dopo aver girovagato circa un decennio sù e giù per l’Italia la mia carriera di calciatore terminò all’Isola d’Elba, in questo lembo di terra incantato dove a convincermi fù l’ avvocato Antonio Lupi, una persona squisita e un grande Presidente al quale nel corso del nostro primo incontro furono sufficienti pochi minuti per capire e risolvere i miei problemi, avevo bisogno di un lavoro e lui me lo offrì, presso un hotel di Portoferraio del quale era comproprietario. Il bisogno di tirare un attimo il fiato, dopo tanti anni di battaglie sportive e l’arrivo di Ylenia la mia prima figlia ormai era diventato impellente, così dopo aver riflettuto un paio di giorni accettai la proposta dell’avvocato, visto che questa soluzione, mi avrebbe permesso di pianificare con una certa tranquillità quello che avrei voluto fare da..grande!
In quel paradiso terrestre mi trovai talmente bene che vi rimasi ospite per otto anni, nei quali disputai tre ottimi campionati dopodiché, visto che ero perseguitato da continui guai muscolari mi vidi costretto ad appendere le scarpe al chiodo. Il giorno in cui comunicai questa mia sofferta decisione all’avvocato ero molto teso, credevo che si sentisse tradito e questo mi faceva stare male, al contrario dopo aver ascoltato le mie parole senza battere ciglio mi dette un appuntamento  per il giorno successivo in sede dove tra lo stupore mio e dei dirigenti presenti prese la decisione che da quel preciso istante sareidiventato l’ allenatore dell’audace di Portoferraio. I primi approcci nella nuova veste  non furono certo rose e fiori, sostituire Piero Arrostini, una vera e propria bandiera dell’Audace non era certo un’impresa semplice, una cosa è certa, quell’esperienza mki fece maturare molto. Terminata tra alterne fortune l’avventura di Portoferraio dopo un addio abbastanza burrascoso allenai alcune squadre Elbane: Per due stagioni il Marciana Marina, due stagioni la Campese e una stagione l’Elbana.
Ogni tanto mi capita di ripensare a quei momenti e sinceramente provo un po’ di nostalgia anche se non posso dimenticare che per poter allenare le varie squadre dell’isola dovevo necessariamente fare i turni di notte. Il ricordo più bello comunque rimane legato al primo anno in cui allenai il Marciana Marina, una squadra partita con l’ obbiettivo della salvezza e che grazie soprattutto alla bravura del Presidente Alberto Torino riuscimmo a portare ad un soffio dalla vittoria del campionato. Quelli per me erano anni di ricerca e di studio, mi documentavo infatti su tutto quello che riguardava il calcio con ogni mezzo e questo naturalmente mi dava la possibilità di proporre novità interessanti ai miei giocatori, sotto l’aspetto tattico, atletico e comportamentale. Mentre i soliti sapientoni storcevano il naso,  i miei giocatori erano entusiasti delle innovazioni che riuscivo a proporre loro, forse, perché toccavano con mano i risultati di questa ricerca. Memorabile a questo proposito fù la penultima partita di quel campionato che giocammo a Portoferraio contro l’Audace, vincemmo quattro a tre disputando una splendida partita.
La grande gioia per quella vittoria comunque si tramutò in felicità quando arrivando a Marciana Marina, trovammo il Paese completamente impazzito di gioia.
L’anno successivo lasciai tra lo sgomento sincero dei giocatori e la rabbia dei dirigenti e dei tifosi quella splendida realtà, la Campese mi aveva offerto “la Luna” e onestamente non mi sentì di rifiutare una simile proposta. Proprio all’inizio di quel campionato il Presidente Romeo Anconetani mi contattò proponendomi di andare ad allenare la Volterrana società che collaborava strettamente con il Pisa Sporting, questo non fù possibile in quanto ormai avevo firmato il tesseramento per la Campese. Romeo fù molto dispiaciuto di questo contrattempo promettendomi però che avrebbe fatto seguire il mio lavoro. Anconetani nel frattempo stava iniziando a fare i miracoli con il suo Pisa, leggevo con ammirazione ogni articolo che parlava di Lui che aveva preso in mano la squadra di serie C sull’orlo della retrocessione riuscendo nel volgere di pochissimo tempo a portarla addirittura in serie A.
Il mio carattere irrequieto e la grande voglia di tornare in pista stavano ormai prendendo il sopravvento, iniziavo a sognare ad occhi aperti, volevo a tutti i costi cimentarmi come allenatore in una realtà professionistica così, una domenica facendomi forte di una promessa che Romeo mi aveva fatto quando ancora giocavo a calcio: Mauro se un giorno avrà bisogno del mio aiuto mi cerchi farò il possibile per darle una mano.
Presi carta e penna e gli scrissi una lettera, gli raccontai dei miei sogni, dei miei disagi, delle mie ambizioni e dei grandi sacrifici che stavo affrontando, pregandolo grazie a quella lontana promessa qualora gli fosse stato possibile di darmi una mano.

Trascorsi diversi mesi  quando ormai pensavo che il Presidente, preso dai mille problemi che lo vedevano lottare contro tutto e contro tutti pur di tenere il suo Pisa a grandi livelli, non avesse il tempo per occuparsi di me, giunse la sua risposta.

continua

Pubblicato su News | Lascia un commento »