Mauro Viviani Allenatore

tecnico professionista

Archivio per Aprile 2008

Vi sembra possibile morire per una partita di calcio?

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpTue, 29 Apr 2008 13:07:45 +000007MartedìUTC, 2008

Qualche tempo fà mi sono recato allo stadio Ardenza di livorno la mia città natale per assistere ad una gara del campionato di serie A, Livorno vs Parma.

Dovevo accompagnare un amico giornalista incaricato di effettuare la radiocronaca della partita per un’importante emittente emiliana “radio bruno” .

Dopo una bella scorpacciata di gamberoni che il giorno prima  clefo, un amico pescatore mi aveva procurato, salimmo in auto e partimmo verso lo stadio che da casa mia dista non più di un paio di chilometri. Era da diverso tempo che non vedevo una partita di serie A, motivi di lavoro e di opportunità me lo avevano impedito. Non avrei mai pensato comunque che per poter entrare allo stadio si dovessero superare così tante transenne, tornelli, fare file e controfile, mostrare i documenti più volte ed essere perquisiti come delinquenti.

Io che di mestiere faccio l’allenatore di calcio, credo che se qualcuno  mi avesse raccontato quello che accade fuori dagli stadi prima e dopo le partite ” una vergogna” non ci avrei mai creduto, ma come è possibile essere arrivati a tanto?

La gara tra mille sbadigli stava pian piano spegnendosi quando il liberatorio triplice fischio del direttore di gara, giuro, mi creò un senso di sollievo, avevo assistito ad una gara tra due squadre onestamente non all’altezza di disputare ub campionato di serie A, finalmente era  finita, finalmente avrei potuto raggiungere l’auto e tornarmene a casa. Fare, cioè, quello che oggi 30.03.2008 è stato impedito al giovane tifoso del Parma che di prima mattina, era partito con la gioiosa spensieratezza di chi spera di vedere finalmente i propri beniamini uscire vincitori contro la grande Juventus, un giovane che non desiderava altro che andare a Torino a tifare il suo Parma la squadra del cuore. Sicuramente il suo desiderio sarebbe stato quello di trascorrere con gli amici un pomeriggio di sport, staccando per un attimo dal quotidiano, purtroppo non si sà come, lui….la gioia e la rabbia per un gol fatto o un gol subito dalla sua squadra non potrà più assaporarla: sebbene questo possa apparire incredibile è Morto! Capite? E’ Morto!!!! Per una partita di calcio!

Adesso i santoni, gli psicologi, i giornalisti tuttologhi cercaranno di sviscerare i perchè ed i per come di questa disgrazia, le trasmissioni televisive per settimane faranno un polverone, anche se purtroppo sappiamo benissimo che presto sarà tutto dimenticato, il calcio andrà avanti per la sua strada, infischiandosene del prezzo, che purtroppo molti giovani e non, dovranno ancora pagare per ….assistere ad una partita di Calcio. Signori miei svegliamoci e per favore……..e Smettiamola una volta per tutte !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Mauro Viviani

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Mio Vecchio, Caro, Livorno come volevasi dimostrare………..

Pubblicato da mauroviviani su 11 AMpMon, 28 Apr 2008 01:48:47 +000048LunedìUTC, 2008

Oggi ho visto giocare il Vecchio Livorno contro il grande Milan campione del mondo, quello che tutti noi avevamo più o meno temuto ” che tra le due contendenti non ci fosse partita”, si è purtroppo avverato. Non riesco a capacitarmi però dello spirito negativo con il quale la squadra ha affrontato una gara del genere, senza neppure provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo, ripeto ……provare!!!

Nonostante io sia un addetto ai lavori, domenica scorsa dopo il pareggio di Roma mi ero illuso, pensavo che il vento finalmente fosse cambiato visto che, dopo aver subito per tutta la gara gli sterili assalti dei quotati avversari non solo eravamo riusciti a cogliere il pareggio, ma nel finale di gara se “cuor di leone Tavano” avesse tirato fuori gli attributi forse avremmo potuto anche vincere. 

Caro signor Camolese, non te la prendere, scusa se ti do del tu ma tra sportivi questa è una consuetudine. Onestamente non ti conosco, quindi tiro un pò ad indovinare, forse a livello teorico sarai  bravo, ma ti posso garantire che dal di fuori, l’impressione che ne esce è che tu non sia capace ne a leggere le gare ne a prepararle adeguatamente.

Credimi, in passato molte volte mi sono sentito dire, mister la squadra gioca bene però vinciamo poco, mister le prestazioni sono ottime, si vede il suo lavoro, però ci vogliono i punti, ma a te, per curiosità, non ti dice niente nessuno? Nonostante tutta la buona volontà, la tua squadra non fà due passaggi di fila, non esistono diagonali o piramidi difensive, a centro campo nessuno costruisce gioco, in attacco siamo pressochè inesistenti, ma ai vari corsi ai quali avrai sicuramente partecipato ti hanno mai spiegato come si mposta una squadra di calcio? Sai nessuno purtroppo nasce imparato, a me sembra però che tu te ne approfitti. Tavano ad esmpio prima punta non può giocare, meglio un Bogdani o un Rossini acciaccati, svogliati e fermi che un ectoplasma senz’anima, almeno con la loro mole possono dare fastidio alle difese avversarie.

Ma come si fà a regalare a tutte le nostre avversarie ogni partita 50 metri di campo, pensi forse che Galante con la sua staticità possa risolvere situazioni difensive ingarbugliate, che Grandoni possa costruire gioco? Emanuele Filippini e suo fratello hanno un grande cuore, ma ormai sono patetici, Diamanti deve maturare, è bravo ma gioca solo per se stesso ed a tratti è deleterio, Amelia è un gran portiere ma se cambia aria e sono sicuro che lo farà, farà felici decine di migliaia di tifosi, la sua riserva De Lucia forse non giocherebbe titolare neppure in serie C, Pulzetti è un discreto giocatore ma gioca fuori ruolo, De Vezze non è giocatore da seie A, Balleri dovrebbe essere gestito meglio, Tristan è un ex giocatore e con questo potrei continuare, ma mi fermo qui.

Squadra senza cuore, siamo una squadra senza cuore, forse risulterò prolisso, ma una squadra che si vuol salvare quanto meno e mi RIPETO, lotta, corre, sbuffa, picchia, contrasta, cerca di  aggredire l’avversario. Come si può sperare di resistere arroccati in difesa sperando di arrivare indenni al novantesimo ogni partita, signor Camolese ma come si fà.

Tu a fine campionato se ci arrivi, non occorre certo essere mago Merlino, per essere certi che scaricherai le  colpe della disfatta al Presidente “altro buono”, al gruppo squadra scarso ecc. ecc, credimi, scarso sei tu, te lo dico senza acredine ma di cuore e nonostante la tua impotenza mi faccia persino tenerezza mi sorge  spontanea una domanda : ma come si fà ad affidarti la guida di una squadra di serie A.

Detto questo il Grande Vecchio Livorno salvo miracoli ai quali di questi tempi tolotil Papa, credono in pochi è in serie B, inutile illuderci, basta vedere la Reggina che con Nevio Orlandi mio vecchio compagno di squadra e di osterie siciliane oggi ha battuto il Parma, pensa Camolese che questo allenatore illustre sconosciuto ai più, due anni fà è stato esonerato da una squadra di serie C2 per far posto ad un’altro fenomeno del calcio, il signor D’Arrigo, mi sembra di ricordare dopo quattro o cinque giornate di campionato. Queste sono le cose strane…..del calcio Italiano che non vanno!.

Impara quindi a trasmettere, la grinta, il cuore, una qualche strategia di gioco ed una tattica che non sia solo DIFENDIAMOCI E SPERIAMO IN DIO, ma come si fà!

Io sono a casa, attualmente non alleno ma ti garantisco senza presunzione che per quello che mi hai fatto vedere potrei darti lezioni di Tutto, pensa, credo persino di preparazione fisica perchè tu, ancora non te ne sei reso conto ma i tuoi giocatori camminano, mentre gli altri corrono.

Scusami per  questo attacco diretto, alleni in serie A per cui sarai certamente vaccinato, visto che normalmente, usi scrollare le spalle per poi  iniziare d’accapo senza neppure  cercare soluzioni alternative al tuo nulla,  pensa che il Livorno è in serie B e tu credimi dopo il brlillante avvio di gestione, gli hai dato una buona mano a trovarsi dov’è..

Grande Vecchio Cuore Amaranto, convinciti altresì che fin che c’è vita c’è speranza, ancora una volta ti prego, isola i senatori in quanto parlare tanto e correre poco equivale a perdere le partite, affida la squadra magari e senza offesa ad un allenatore delle giovanili, tenta l’impossibile, con questo andazzo non c’è speranza si và giù.

Domenica prossima metti in campo una squadra di …….banditi, in grado di intimidire l’avversario, che combattano su tutti i palloni, che sputino sangue e che vengano fuori dal limite dell’area di rigore, Galante docet ( per fortuna credo sia squalificato), almeno retrocederemo ma con dignità, oggi mi sono sentito per l’ennesima volta impotente e con me credo tutta la Livorno sportiva.

Ho praticato il calcio a livello professionale guadagnandomi col sudore la “pagnotta” per circa venti anni, vi garantisco che se all’epoca avessi giocato come alcuni giocatori del Livorno sarei morto di fame.

Mi scuso ma l’amarezza in questo momento, ho superato il limite di sopportazione, il calcio per chi non lo avesse ancora capito è uno sport di corsa e di sacrificio, noi così come siamo messi non ce la faremo mai!

Scusami vecchio caro Livorno ma purtroppo il mio pessimo carattere mi impone di dire sempre nel bene e nel male  quello che penso.

Domani comunque è un’altro giorno, quindi finchè c’è un briciolo di speranza l’imperativo è mai mollare!

E ancora una volta Forza Amaranto

 

 

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Questo calcio è Malato

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpSat, 26 Apr 2008 16:35:57 +000035SabatoUTC, 2008

Il calcio è malato! Lo sport più bello ed amato del mondo stà rischiando di perdere la credibilità che con tanta fatica era riuscito a costruirsi nel corso degli anni. Quello che fà più male però, è constatare che nei quadri dirigenti nessuno sembra avere l’ intenzione di muovere un dito per cercare di guarirlo, forse, non rendendosi conto, che all’interno di questo sistema da tempo si stanno creando crepe sempre più profonde che prima o poi faranno piangere qualcuno.

Presidenti padri padroni, dirigenti faccendieri, allenatori sponsorizzati, calciatori che pensano solo ed esclusimamente ai loro interessi personali, procuratori maneggioni, tifosi prezzolati che aspettano la domenica per recarsi allo stadio muniti di mazze e bombe carta, poliziotti “novelli sceriffi metropolitani” che una volta indossata la divisa antisommossa si sentono i portatori della verità, è tutto questo, credetemi, che poco a poco ha fatto si che gli stadi si siano ridotti in veri e propri ghetti dove in nome del Dio pallone diventa normale dire e fare di tutto e di più, rimanendo il più delle volte impuniti.

Signori basta per favore, il calcio deve tornare ad essere un’altra cosa, gli stadi ad esempio devono essere trasformati nel più breve tempo possibile in luoghi di ritrovo e di associazione, dove i giovani abbiano la possibilità di divertirsi e praticare gli sport più disparati e dove le famiglie possano trascorrere il loro tempo libero assieme ai figli, fare schopping, mangiare una pizza e perchè no, andare al cinema o a teatro.

C’e’ da chiedersi il perchè tutto questo avvenga normalmente all’estero, mentre in Italia, Nazione che in passato ha civilizzato gran parte del mondo rimane una pura utopia! Chi di dovere per favore si svegli, non accampi più scuse obsolete, siamo stanchi dello scaricabarile quotidiano e della politica meschina, capace solo di insinuarsi in ogni spiraglio utile per far diventare clientelare l’impossibile, le istituzioni devono capire che continuando a fare il gioco delle tre scimmiette non riusciranno mai a rendersi conto dell’ importanza che il calcio riveste per la gente.

Sappiate cari signori che volenti o nolenti il popolo nel corso degli anni si è evoluto acquisendo consapevolezza, ha aperto gli occhi e non ci stà più!

Attenzione quindi, il movimento calcistico unito ad un malcontento diffuso verso i governanti di questa “Italietta” rischia di diventare un grande detonatore sociale capace di innescare una bomba talmente potente da mettere in discussione persino la nostra democrazia.

Io sono un allenatore professionista, vivo di calcio per cui non volendo sputare nel piatto in cui mangio, cerco, sempre e comunque di difendere questo sistema con la fondata consapevolezza che così facendo rischio di diventare un cane sciolto paragonabile ad un novello Don Chisciotte che non lotta contro i mulini a vento ma contro lobby composte da veri e propri delinquenti che nel nome del Dio Pallone fanno i loro porci comodi alla faccia dei vari “Ossevatòri”.

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Bravo Vecchio Grande Livorno

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpSun, 20 Apr 2008 23:30:57 +000030DomenicaUTC, 2008

Roma vs Livorno 1 a 1, come dire  nel calcio, Mai Dire Mai.

Attaccato alla tv con un filo di speranza, qualche patatina, una birra e tanta sana sfiducia ho visto il Livorno pareggiare con la Roma!

Udite, udite, per poco all’ultimo minuto Tavano non ci regalava il colpaccio.

I non addetti ai lavori certamente faranno fatica a spiegarsi questa metamorfosi, come è possibile in sei giorni, sei! Trasformarsi da una banda di cani sciolti in una squadra di calcio vera?

Chi di calcio ne ha masticato, non si scompone, sà che in questa disciplina a volte, quando tutto sembra crollarti addosso improvvisamente un raggio di sole mandato non si sà da chì, rimetta tutto in discussione.

Domenica prossima però mio Caro, Vecchio Livorno affronterai il Milan, la squadra campione del Mondo. Che dire, per quanto riguarda i tuoi tifosi stai tranquillo, magari fingendo di non crederci, sbraitando e brontolando, per l’ennesima volta ti saranno vicini come non mai. I loro cuori Amaranto palpiteranno speranzosi per altri novanta minuti e chissà che questa volta, l’ennesimo episodio che per tutto il campionato ti ha condannato, finalmente non ti consenta  di vincere la partita della vita, regalandoti la possibilità di tornare a sognare.

Arrivederci a domenica prossima dunque, sicurissimi come non mai che farai tesoro della prestazione negativa offerta contro il Cagliari (perseverare credimi sarebbe diabolico)  speriamo, che tu riesca a mettere in campo l’arma non tanto segreta che forse potrebbe consertirti di fare risultato contro i Campioni. il CUORE.

Non per fare retorica credimi, i livornesi lo sai, sono generosi nei loro sentimenti e nelle loro valutazioni, dai tutto te stesso e vedrai che una pacca sulle spalle ai tuoi giocatori, ripeto ai tuoi giocatori, comunque vada non sarà mai negata.

Forza vecchio Livorno, ricordati, mai mollare e…….Avanti.

Mauro Viviani

 

 

 

 

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La Pegeot 405

Pubblicato da mauroviviani su 11 AMpFri, 11 Apr 2008 09:53:21 +000053VenerdìUTC, 2008

                                                                          LA PEGEOT 405
 
La riunione quella sera fù più breve del solito, la squadra andava a gonfie vele e non c’erano particolari problemi da risolvere per cui Il Presidente democraticamente “come diceva  lui” decise che saremmo andati a cena in un noto ristorante di Lucca “ La buca di S. Antonio “.
• Signori, questa sera vi porto a mangiare in un ristorante la cui specialità è il bollito, spero di farvi cosa gradita se così non fosse credetemi sulla parola, sarebbe la stessa identica cosa, avvisate a casa…  chissà come saranno dispiaciuti!
Qualche anno addietro Romeo era stato con alterne fortune il massimo dirigente della Lucchese, evidentemente in quella città aveva lasciato un buon ricordo visto le decine di persone che si avvicinarono al nostro tavolo per rendergli omaggio.
La serata tra una battuta di Scamos, una barzelletta di Giannini si stava trascinando verso la conclusione quando con l’imprevedibilità che lo contraddistingueva.
• Mauro domani mattina visto che siete così vagabondi da non fare l’allenamento mi
• venga a prendere verso le nove andiamo a far visita a Franco Nesti.
Nesti allora era vice Presidente del Pisa e titolare della concessionaria Pegeot in località Fontina alla periferia di Pisa, puntuale il giorno dopo mi presentai presso l’abitazione del Presidente, non mi dette neppure il tempo di scendere dall’auto, aprì la portiera e si accomodò.
• Vorrei sapere dove ha comprato questo catorcio quasi mi vergogno a salirci sopra.
Dico la verità, rimasi un po’ male, per me la Renoult 14 era molto bella invece e perdipiù dovevo ancora finire di pagarla, feci finta di niente e mi diressi verso il luogo dell’appuntamento, il Presidente quel giorno era in forma, gli era venuta in mente la sua città natale e mi parlò per tutto il tempo di Trieste, finalmente arrivammo a destinazione nonostante il traffico caotico del centro di Pisa.
Il sig. Nesti una persona squisita, educata e gentilissima, ci accolse con grande cordialità, volle farmi visitare il suo bellissimo salone dove per tutta la mattina inevitabilmente finimmo per parlare di calcio, così facendo scoprimmo di avere una certa affinità di idee sulla materia, cosa che nel corso degli anni ci permise di superare momenti sportivi ed umani veramente difficili. Il Presidente aveva deciso di regalarmi un’auto ed infatti il giorno successivo fui di nuovo invitato dal sig Nesti dove arrivai con la mia Renoult 14 e uscì dalla concessionaria con una fiammante Pegeot 405 praticamente nuova, Severens.che l’aveva avuta in concessione l’anno precedente l’aveva usata pochissimo e tenuta molto bene. Arrivai entusiasta in sede salì dal Presidente, volevo ringraziarlo ma al momento era occupato al telefono, mi accomodai in una saletta, dopo qualche minuto Cristina mi chiamò facendomi accomodare in ufficio.
• Mi ha detto Nesti che la macchina che le abbiamo dato è sprovvista di antifurto, non vorrà mica che gli paghi anche quello, vada subito da un’ elettrauto a farlo istallare e questa sera non si azzardi a presentarsi senza.
• Presidente volevo ringraziarla.
• Si tolga dai piedi prima che ci ripensi, vada subito dove le ho detto!
Il mio stipendio in special modo il primo anno a Pisa non era alto, ma Romeo fece di tutto per non far mancare niente a me e alla mia famiglia.
Quel periodo fù bellissimo e ricco di soddisfazioni a livello professionale, allenavo in serieA accanto a due grandi del calcio Bruno Bolchi e Romeo Anconetani cosa che non capita tutti i guiorni!

continua

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Il Contratto

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpThu, 10 Apr 2008 14:24:46 +000024GiovedìUTC, 2008

La sede del Pisa Sporting Club era situata all’interno di una palazzina di due piani molto ben tenuta in via Risorgimento. Il grande portone era aperto, entrai, ero molto emozionato, mi venne incontro Renzo Talamucci un impiegato amministrativo con il quale in seguito instaurai un bel rapporto di amicizia.
• Buongiorno, desidera?
• Buongiorno, mi chiamo Mauro Viviani ho un’ appuntamento con il Presidente dove posso trovarlo?
• Il suo ufficio è il primo a sinistra al primo piano, buona fortuna!
• Grazie.
In seguito avrei capito il motivo di quell’ augurio, stavo salendo le scale nel preciso istante in cui il Presidente iniziava a scenderle, che fosse molto nervoso lo si evinceva dagli urlacci e dagli improperi con i quali stava letteralmente investendo un’impiegata, mi fermai intimorito nella penombra del mezzanino sperando di non essere riconosciuto, dopotutto erano svariati anni che io e il Presidente non ci vedevamo, al contrario, non appena mi fu vicino si fermò un attimo mi guardò e disse:
• Lei è ancora qui? prima che ci ripensi vada dalla segretaria e firmi il contratto.
Dopodiché continuò a scendere le scale sbraitando, credevo di sognare, salì gli ultimi gradini due a due e una volta giunto in ufficio mi presentai alla segretaria Cristina, la quale dopo una veloce presentazione mi fece leggere il contratto, ero talmente incredulo che firmai senza neppure guardare la cifra che vi era apposta, quel giorno non lo dimenticherò mai iI Pisa militava in serie A.
Subito dopo la firma Cristina mi pregò di contattare Luca Giannini il responsabile del settore giovanile che aveva l’ufficio al piano terra, scesi le scale e nell’androne incontrai di nuovo Renzo Talamucci il quale molto gentilmente mi accompagnò verso l’ufficio. In quel momento Luca stava uscendo:
• Buongiorno, sono Mauro Viviani, la signorina Cristina mi ha detto di venire da lei.
• Se vuoi andare d’accordo con me cerca di darmi del tu per piacere, benvenuto tra di noi, il Presidente mi ha parlato di te, cercherò di darti una mano.
Con Luca, persona squisita, intelligente, umile e competente, nel volgere di pochissimo tempo instaurai una profonda e fraterna amicizia, rotta purtroppo da qualche incomprensione sorta nel momento in cui il Presidente decise il suo esonero agli inizi del campionato di serie B 1992-93. Luca riuscì ad introdurmi nell’ambiente del Pisa sporting Club in maniera fantastica, mi guidò da fratello maggiore consigliandomi e talvolta impedendomi di fare errori che avrebbero potuto danneggiarmi. In quel momento tutte le squadre del settore giovanile avevano il loro tecnico per cui mi affidò il compito di dare una mano qua e là, è per questo che ogni sera dopo l’allenamento dovevo passare dalla sede per sapere dove avrei dovuto andare il giorno successivo, in pratica fungevo da tappabuchi facendo la spola tra le varie squadre. Questo mi offrì la possibilità di lavorare a stretto contatto con allenatori bravi e preparati come Morgia, Hemmy, Riva e Leoni e quindi di arricchire il mio bagaglio di conoscenze calcistiche.

Brano tratto dal libro “il signor nessuno e il presidente”  Geo edizioni

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Il giorno dopo avremmo affrontato il grande Milan.

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpThu, 10 Apr 2008 12:55:34 +000055GiovedìUTC, 2008

Pisa vs Milan

Io e Luca Giannini stavamo scoprendo poco a poco l’affascinante mondo della serie A con tutte le difficoltà che un campionato difficile come quello Italiano poteva creare a due giovani allenatori al loro esordio nel grande calcio.
Quella domenica dovevamo affrontare il grande Milan di Arrigo Sacchi un allenatore emergente che venuto dal niente o quasi, stava letteralmente trasformando il modo di interpretare il gioco del calcio al comando di una vera e proprie corazzata composta da giocatori di assoluto livello mondiale. Il Pisa al contrario era una squadra giovane, sbarazzina, con tanta voglia di far bene ma ancora troppo acerba, alle prime difficoltà infatti si disuniva perdendo concentrazione e di conseguenza purtroppo anche le partite. Consapevoli di questo con l’aiuto del Presidente per ottenere il massimo, cercavamo di tenere i nostri giocatori costantemente sulla corda stabilendo gli ultimi dettagli riguardanti la preparazione teorica delle partite in una riunione che io e Luca tenevamo il sabato sera. Nonostante fossimo preoccupati non poco per quella partita, puntavamo molto sull’ incoscienza degli esordienti che fino a quel momento ci aveva aiutato a sdrammatizzare le situazioni più difficili.
• Mauro avviati pure, faccio una telefonata e appena posso ti raggiungo.
Quando Luca bussò alla porta della mia camera avevo appena finito di sistemare la grande lavagna.
• Entra è tutto pronto vediamo cosa ne esce fuori.
Seduti sul bordo del letto iniziammo a fare una disanima della situazione generale cercando di sviscerare i problemi che sicuramente sarebbero insorti durante lo svolgimento della gara. La formazione ormai era decisa per cui dovevamo cercare di codificare mosse e contromosse relative alle varie situazioni della partita, per questo risultava importantissimo il lavoro di Noris Schamos che con le sue relazioni sempre precise e dettagliate ci metteva in condizione di poter conoscere in anticipo tutte le caratteristiche positive e negative delle squadre che andavamo ad affrontare.
Una premessa importante da tenere in considerazione è che alla fine degli anni ottanta primi anni novanta tutte le squadre partecipanti ai campionati Italiani giocavano rigorosamente a uomo e con il libero staccato tranne il Milan
• Mauro prova a mettere giù la formazione del Milan.
Mi avvicinai alla grande lavagna ed iniziai a scrivere con un pennarello rosso la probabile formazione dei rossoneri e la relativa disposizione degli uomini in campo, Luca dopo qualche attimo di riflessione scrisse la formazione del Pisa con un pennarello blù, terminata questa operazione dopo esserci allontanati dalla lavagna, guardandoci in faccia scoppiammo a ridere in maniera talmente fragorosa che sicuramente qualche ospite dell’ hotel vista l’ora si sarà chiesto il perchè della nostra ilarità.
• Mauro disse Luca, sai che facciamo? Andiamo a mangiare una pizza che forse è meglio!
Era quasi l’una di notte quando uscimmo da Villa Delle Rose e ci incamminammo sotto una leggera pioggerellina verso la stazione ferroviaria di Pescia, ci avevano detto che da quelle parti c’era una pizzeria che rimaneva aperta fino a tardi. Quando arrivammo la saracinesca era quasi completamente abbassata, all’interno si stavano gli inservienti si stavano preparando alla chiusura, il proprietario che stava fumando una sigaretta seduto sotto un ombrellone che lo riparava dalla pioggerellina che stava cadendo con insistenza, ci riconobbe e con sommo dispiacere del personale dette disposizione di preparare un tavolo e tre pizze, dopodichè si sedette con noi, discutemmo fin quasi a mattina e ci scappò pure una scommessa, se fossimo riusciti almeno a pareggiare con il Milan avremmo avuto pizza gratis fino al termine del campionato, al contrario avremmo dovuto portargli la maglia di Lamberto Piovanelli del quale, lui era un grande estimatore. Il giorno successivo giocammo una bellissima partita mettendo letteralmente alla frusta un Milan stellare ma come volevasi dimostrare il mitico Van Basten con una doppietta ci mise a tacere. Il Milan era davvero molto forte ed il suo allenatore Arrigo Sacchi si stava proponendo come un vero e proprio innovatore.
continua

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Bruno Bolchi un Grande Maestro

Pubblicato da mauroviviani su 11 AMpWed, 09 Apr 2008 07:57:29 +000057MercoledìUTC, 2008

Quando la sera lo incontravo in sede approfittavo spesso, della sua pazienza per chiedergli spiegazioni e consigli sulle cose del calcio. Aver lavorato a fianco di Bruno per me è stato un vero e proprio onore infatti facendo a posteriori un confronto con i vari tecnici con i quali nel corso degli anni ho collaborato Bruno ad oggi forse è quello che mi ha dato di più.
Il giorno infausto in cui fù esonerato giocavamo una partita importantissima all’Arena Garibaldi contro il Lecce, una partita che dovevamo cercare di vincere a tutti i costi altrimenti la corsa verso la salvezza si sarebbe maledettamente complicata, purtroppo pareggiammo e quel che è peggio sfornando una prestazione del tutto incolore.
Alla fine della gara raggiungemmo gli spogliatoi tra una selva di fischi e di improperi che non risparmiarono niente e nessuno, una volta entrati nello stanzone non potemmo far altro che sederci   sulle panche a testa china rimanendo in silenzio per diversi minuti, il clima era teso e gli insulti dei tifosi nonostante la notevole distanza che ci separava da loro ci giungevano chiari ed assordanti.
Il Presidente aveva per Bruno Bolchi tanta stima e forse anche un po’ di soggezione, con il senno del poi forse sarebbe occorsa un pochino di pazienza in più da parte di tutti per far si che il Pisa riuscisse a riprendersi ed a centrare la salvezza. La partita ormai era terminata da circa un’ora, eravamo ancora tutti asserragliati dentro lo spogliatoio in attesa degli eventi, l’ennesimo boato dei tifosi proveniente dall’antistadio ci fece intuire che il Presidente che in quel momento a colloquio proprio con loro aveva dovuto prendere la drastica decisione di esonerare Bolchi.
Mi trovavo esattamente di fronte a Bruno quando conscio di quello che era successo alzandosi dalla panca disse:
• L’agnello è sacrificato, ragazzi spero tanto che riusciate a centrare la salvezza anche senza di me.
Non ero un novellino, sapevo perfettamente che quando le cose non vanno nel calcio il primo che paga è sempre l’allenatore ma in quel momento il dispiacere che provai per il tecnico e soprattutto per l’uomo fù veramente grande. Và da se che la logica conseguenza di quel provvedimento fù la partenza immediata per il ritiro punitivo di Volterra. I magazzinieri ormai avvezzi a decisioni del genere in un battibaleno prepararono i borsoni e tutto il materiale, fù rintracciato Fabrizio l’autista del pulmann e convocato immediatamente allo stadio, quando tra le tenebre salimmo alla spicciolata   sul Pulmann nel piazzale dello stadio c’erano ancora decine di tifosi che come da copione ci dispensarono gli ultimi insulti. Durante il tragitto che ci portava verso la città degli Etruschi seduto mestamente al mio solito posto ripensavo alle mille cose che ormai mi legavano a Bruno, ad esempio quando un giorno in cui al Centro Coni Bruno Bolchi nel bel mezzo di una seduta di allenamento mi disse:
• Mauro prendi i ragazzi e fai eseguire qualche esercizio di mobilizzazione per piacere.
Io venivo dai  dilettanti, quella era una squadra di serie A, feci tutto quello che mi chiese e con mia grande soddisfazione a fine allenamento Bruno mi confessò di essere rimasto stupito dalla personalità e dalla preparazione che avevo dimostrato e da quel momento, spesso mi affidò la gestione di varie sedute di allenamento dimostrandomi tanta stima.
Anni dopo quando ebbi l’incarico di guidare il Pisa come primo allenatore in serie B il primo telegramma e la prima telefonata di complimenti e di auguri furono proprio i suoi.
Grazie di cuore BRUNO.
Finalmente arrivammo all’ hotel S.Lino di Volterra, lo scoramento del gruppo era totale, tutti i telegiornali e le trasmissioni sportive stavano divulgando la notizia dell’esonero di Bolchi, buio assoluto circa il nome dell’eventuale sostituto.
Erano circa le ventidue, quando ci sedemmo a tavola per la cena, il silenzio era irreale nessuno riusciva a tirare fuori una parola, il Presidente giunto da pochi minuti assieme ai figli  Adolfo e Alessandro, Luca Giannini, Franco Meciani, Noris Schamos e Franco Nesti il vice presidente, era nerissimo, sicuramente dispiaciuto per quell’esonero ma la tifoseria e i risultati negativi avevano avuto purtroppo il sopravvento.
Il dispiacere per Bolchi ed una profonda incertezza per quello che sarebbe stato il mio ruolo in seno alla squadra mi aveva tolto completamente l’appetito, non riuscivo a mandare giù niente, quando all’improvviso nel silenzio generale rimbombò la voce gracchiante del Presidente.
• Alzi la testa Mauro, Lei non c’entra niente per quello che è accaduto, gran parte delle responsabilità sono di quei cani indicando i calciatori, non li posso certo mandare via tutti per cui ha pagato un galantuomo come Bolchi che se ancora ce ne fosse stato bisogno ha dimostrato di essere un signore. Da questo momento visto che lei non è ancora in possesso del  patentino di allenatore professionista affido la squadra a Luca Giannini, lei continuerà a svolgere il ruolo di secondo.
Non fece in tempo a terminare queste frasi che il silenzio della sala fù ancora rotto questa volta dalle grida di Franco Meciani che molto probabilmente pensava di essere il designato a guidare la squadra e che sentendosi scavalcato, lasciò l’albergo infuriato offendendo tutto e tutti, anche per lui provavo e provo grande stima ed affetto, era stato mio allenatore in passato e da lui avevo imparato moltissimo come uomo e come calciatore.
Prima che tornasse la calma trascorsero parecchi minuti, di quella sfuriata ne fece le spese anche il povero Vice Presidente Franco Nesti che dovette lasciare l’ hotel assieme a Meciani tra le invettive del Presidente che nella foga del momento gli attribuì colpe sicuramente non sue.
Quella notte fù una notte lunghissima, Pasquino un dirigente factotum della Volterrana e grande amico mio e di Luca fortunatamente bussò molto presto alla porta della mia camera e dopo avermi abbracciato mi consegnò un pacco di giornali dicendosi molto dispiaciuto per l’esonero di Bruno Bolchi ma nello stesso tempo felice per Luca Giannini.
Quel giorno aveva inizio un altro capitolo della mia esperienza alla corte di ROMEO in Serie A.

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Coppa Italia Pisa vs Verona 1987.88

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 07 Apr 2008 20:30:10 +000030LunedìUTC, 2008

 

 Il telefono continuò a squillare imperterrito fino a quando non sò come, alzai quella benedetta cornetta, era la sveglia, iniziava il sogno! Mi infilai una tuta, scesi le scale e percorsi il tratto di corridoio che separava la mia camera dalla hall dell’ hotel in un lampo, le prime congratulazioni per il prestigioso incarico avuto nottetempo le ricevetti dal mitico Brunero un addetto della reception, subito dopo sopraggiunse Mario Faccenda il capitano della squadra che a nome di tutti i compagni mi porse il benvenuto e con una stretta di mano mi augurò un buon lavoro.

Nella sala delle colazioni incontrai Bruno Bolchi il quale mi illustrò il lavoro che avremmo dovuto svolgere nella la seduta mattutina di rifinitura in vista della gara serale di Coppa Italia che ci vedeva impegnati in casa contro il Verona di Bagnoli. I giornali locali e quelli sportivi davano molto risalto all’esonero di Bellotto (cosa abbastanza inconsueta per un allenatore in seconda) e di conseguenza alla mia promozione, lì comprai tutti e dopo averli letti con orgoglio li riposi in una borsa, chissà come sarebbero state felici le mie bimbe leggendo quegli articoli.

Allo Stadio di Pescia quella mattina faceva un freddo cane, ci pensò Gabriele il magazziniere a  vestirmi per bene, nonostante la febbre fosse scesa di molto non ero di certo guarito, mi sentivo molto debilitato fisicamente anche se a livello psicologico ero caricatissimo.

L’allenamento filò via liscio, all’inzio provai un po’ d’emozione, capivo che per il mio futuro professionale essere entrato in quel grande contesto poteva risultare determinante. Comunque da subito mi resi conto della stima che riscuotevo da parte del gruppo, evidentemente i tanti anni di gavetta all’Isola d’Elba erano pur serviti a qualcosa!, A pranzo il Presidente era allegro (in seguito mi sarei reso conto che quello era un avvenimento raro), mi volle a tavola accanto a se, assegnandomi un posto che da quel momento per cinque anni sarebbe stato solo il mio. Tra una portata e l’altra mi chiese di raccontare qualche episodio vissuto da calciatore (quando lui era il mio procratore) e così in un clima abbastanza rilassato gustai per la prima volta il tartufo bianco tagliato sottilissimo sopra due uova al tegamino e a fine pasto assieme agli altri commensali bevvi un ponce alla livornese, ordinato in mio onore e divenuto di fatto una piacevole tradizione di fine pasto per i Dirigenti, i Medici e i Tecnici durante i continui ritiri. Una volta terminato il pranzo appena arrivato in camera riuscì a parlare telefonicamente con Bellotto che dopo avermi raccontato la sua versione dei fatti, mi incoraggiò spronandomi a far bene.

Ero stravolto dai farmaci, mi sdraiai sul letto con un giornale in mano e mi addormentai come un ghiro, alle sedici in punto squillò il telefono, era ancora la  sveglia, da li a poco come da programma la squadra avrebbe consumato uno spuntino a base di pane, prosciutto crudo, crostata e thè e a seguire, dopo le rituali ed immancabili parole di incitamento del Presidente la partenza per l’Arena Garibaldi. Stavo ancora lavandomi la faccia quando bussò il Dottor Bardelli, subii rassegnato passivamente l’ennesima visita e l’ennesima iniezione, era bravissimo anche se la sua mole imponente da ex campione di lotta Greco Romana lasciava intuire che la sua dote migliore non fosse certo la delicatezza .

Terminato lo spuntino la squadra si riunì in una saletta attigua al ristorante dove il Presidente prendendo la parola senza mai entrare in dissertazioni tattiche pose l’accento sull’ importanza del massimo impegno da parte di tutti nella ricerca continua ed esasperante del successo, era un trascinatore in grado di tirare fuori da tutti ogni più nascosta energia fisica e mentale, un applauso concluse il soliloquio di Romeo. Il motore del pulmann era già acceso quando uscimmo alla spicciolata dall’ hotel, dopo pochi minuti eravamo in viaggio per Pisa.

Il silenzio dovuto alla concentrazione ogni tanto era rotto dalle urla di Romeo.

  • Bisogna Vincere! Ce li mangiamo vivi quelli del Verona e te accelera cane

rivolto a Fabrizio il nostro grande autista. Dopo circa mezz’ora giungemmo all’Arena Garibaldi, si respirava già aria di festa, bancarelle piene di bandiere nero blù erano disseminate lungo il perimetro dello stadio, un nutrito gruppo di tifosi stava attendendo che i giocatori scendessero dal Pulmann per incoraggiarli con cori e pacche sulle spalle quando un assordante ROMEO! ROMEO! ROMEO annunciò al popolo pisano che il Presidente stava scendendo dal pulmann. Un attimo per raggiungere lo spogliatoio, sistemare le borse e imboccare il sottopassaggio, l’incontro con i calciatori del Verona, un breve saluto, il controllo del manto erboso per la scelta dei tacchetti e poi di nuovo nello spogliatoio per partecipare ad uno dei momenti più importanti del pre gara, l’annuncio della formazione e la preparazione tattica della partita dove Mister Bolchi era un vero e proprio maestro.

Il Presidente pur essendo molto Religioso, prima delle partite spesso abbinava il sacro al profano, quella sera infatti notai un dirigente che dopo avergli consegnato una capiente busta si diresse con lui verso il campo di gioco.

  • Presidente, dove state andando con quella busta gli chiesi ingenuamente!
  • Se vuole andare d’accordo con me mi faccia una cortesia, si faccia gli affari suoi.

Dopo la partita prendendomi da una parte mi spiegò che lui normalmente come rito propiziatorio usava spargere un certo quantitativo di sale in campo.

Bruno Bolchi, una persona squisita e un grande allenatore, di lui mi colpì da subito il fatto che con  pochissime parole riusciva a spiegare ai giocatori quello che pretendeva da loro.

Nel frattempo cominciava a diffondersi nello spogliatoio l’odore penetrante dell’olio canforato che mischiato dalle abili mani dei massaggiatori a chissà quali magiche creme dava origine a preparazioni a dir poco segrete delle quali ogni massaggiatore è gelosissimo. Il rumore dei  tacchetti sul pavimento si faceva sempre più insistente, la tensione saliva, in un angolo qualche giocatore escluso dalla formazione aveva il muso lungo, altri ripassavano mentalmente i movimenti che avrebbero dovuto eseguire da li a poco, qualcuno doveva andare più volte in bagno grazie alla tensione accumulata, a turno si prestavano alle sapienti mani di Andrei Micheletti il primo massaggiatore e di Vinicio  Nuti suo secondo, che nel magico momento del massaggio diventavano i loro confessori. Vivere lo spogliatoio prima di una gara è una esperienza incredibile, io mi trovavo proprio li, in questo contesto per la prima volta in vita mia mi accingevo a dirigere un riscaldamento pre gara di una squadra di serie A ed anche se potrebbe sembrare una cosa semplice garantisco che non è così, le sensazioni che si provano e che si devono necessariamente trasmettere in quei momenti delicatissimi sono uniche, dieci giocatori (il portiere svolge con il suo preparatore un riscaldamento mirato e diverso) cercano di mettere in sintonia il proprio fisico e la propria mente in modo da poter dare in novanta minuti il massimo di se stessi, io sono convinto che questi momenti estremamente delicati sono importantissimi ai fini del risultato.

Molti spettatori sedevano già sugli spalti urlando a squarciagola slogan e cori all’indirizzo dei propri beniamini, tutti in fila per due, iniziava l’avventura.

Dopo venti minuti di esercizi, stretching, salti, scatti e tecnica con il pallone, ci siamo, i muscoli sono a puntino, pronti a ruggire da li a poco, lo spogliatoio ci accoglie nuovamente con i suoi silenzi, i suoi odori e la sua magia

Qualche minuto prima dell’ingresso della squadra in campo avvenne la cerimonia della consegna delle maglie, la chiama dell’Arbitro cioè il momento in cui assieme ai suoi collaboratori verifica l’identità dei vari componenti di una squadra sia giusta, le ultime raccomandazioni e via

Il tunnel che porta dagli spogliatoi al campo sembrava non finire mai, li dentro sguardi, ammiccamenti, pacche sulle spalle e scaramanzie si sprecano, c’è chi addirittura sostiene che tante partite si vincono e si perdono proprio in quel tratto di corridoio. Gli ultimi gradini ed eccoci sul prato, l’aria è frizzante, il pubblico si infiamma, Pisa ha un grande pubblico, uno spettacolo, i soliti preliminari qualche brivido sulla pelle non solo dovuto al freddo e la partita finalmente ha inizio.

Le prime schermaglie fanno subito capire che non sarà certo semplice avere ragione della squadra  avversaria e così tra qualche urlaccio di Bolchi e qualche mugugno di una parte dei tifosi termina il primo tempo. Al rientro negli spogliatoi, alcuni giocatori bevono un bicchiere di thè caldo, altri si siedono sulla panca cercando di riordinare le idee, poco più in là qualcuno tira un calcio al lettino dei massaggi, subito dopo alla porta del bagno, evidentemente non è molto entusiasta della propria prestazione, Bolchi riporta tutti alla calma, continua a dare indicazioni con voce ferma fino a che il fischio dell’arbitro richiama tutti in campo, bisogna vincere per passare il turno, la gara è importantissima, alla squadra vincente l’accesso al turno successivo consentirebbe di affrontare nientemeno che la Juventus con il relativo incasso da capogiro.

 

 

 

 
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La messa in azione

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 07 Apr 2008 16:30:02 +000030LunedìUTC, 2008

La messa in azione
Il freddo si stà facendo sempre più pungente, quando alzandosi dalla panchina Bruno Bolchi viene verso di me.
• Mauro per cortesia fai scaldare tutti.
Non avrei mai pensato di poter provare una sensazione così forte, la tensione e l’emozione in quel momento mi  impediscono quasi di respirare, con un cenno invito i calciatori a seguirmi sulla pista dietro la panchina, iniziamo il riscaldamento. Ognuno di quei raagazzi da quel preciso istante inizia a ripassare mentalmente il compito che eventualmente dovrà svolgere se, e quando entrerà in campo, i volti sono tirati, tra un boato ed una selva di fischi trascorrono i minuti, la gara ormai stà vivendo i suoi attimi decisivi, manca circa un quarto d’ora alla fine quando inizia la girandola delle sostituzioni. Inutile girarci tanto attorno, questi sono momenti in cui l’allenatore ha la possibilità modificando l’assetto della squadra di influire positivamente o negativamente sull’andamento della gara. Siamo ormai in pieno recupero, l’arbitro guarda continuamente il cronometro trasmettendo a tutti la sua ansia, dalle panchine si susseguono gli incitamenti, la palla che da un po’ di tempo staziona nella metà campo scaligera dopo un batti e ribatti finisce in angolo, è finita, questa è l’ultima speranza, gran parte degli spettatori e dei componenti della panchina chiudono gli occhi quando il palone spiove morbido in area di rigore dove da uno splendido groviglio di maglie, che combatte aspramente per impossessarsene sbuca la benedetta testolina spelacchiata di Beppe Incocciati, un tuffo ed è gol, lo stadio esplode, è la qualificazione, un grande incasso assicurato infatti questa vittoria ci pemetterà di affontare la grande Juve e per quanto mi riguarda incollarmi l’etichetta di portafortuna che nel calcio non guasta mai. Negli spogliatoi lo spumante sgorga a fiumi, i cori assordanti coinvolgono tutti, mi sento importante, faccio parte di un contesto che da sempre ho sognato, sono felice. Fabrizio il nostro mitico autista riporta tutti alla cruda realtà dopo aver sorseggiato un bicchiere di champagne con la sua calma serafica dice:
• Ragazzi il pulmann è già in moto, cercate di sbrigarvi a fare la doccia per favore, prima partiamo prima arriviamo.
Si torna in ritiro, domenica è di nuovo campionato e la Lazio è sempre una brutta gatta da pelare. Arrivammo nel ritiro di Villa delle Rose a tarda notte, i calciatori stremati e felici dopo aver consumato la loro cena: un passato di verdura e una scaloppina di tacchino al limone siritirarono felici nellelorocamere mentre il
resto della compagnia si trattenne come da copione nella sala ristorante per consumare una vera e propria cena, il clima era euforico, lo chef Francesco ci pregò di avere un attimo di pazienza, stava preparandoci qualcosa di speciale, il Presidente felice come non mai nel frattempo sfornava una battuta dopo l’altra quando rivolgendosi a me disse:
• Mauro, visto che le cose si fanno lunghe, alzi il piatto fondo e veda che cosa c’è sotto.
Alzai il piatto, sotto c’era una busta.
• Posso aprirla Presidente?
• Cosa stà aspettando cane, ci sono cinque milioni di lire equivalenti al suo premio di qualificazione è contento?
• Presidente pensi che per guadagnare questi soldi fino a qualche sttimana fà avrei dovuto lavorare cinque mesi, non so proprio come ringraziarla.
• Lei non mi deve ringraziare, deve solo pensare a vincere!
In quel momento mi resi conto della fortuna che avevo avuto.

Mauro Viviani                                                                                                   continua

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