
GIANNINI E VIVIANI DUE GIOVANI ALLENATORI VINCENTI
Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 16 Feb 2009 13:13:50 +000013LunedìUTC, 2008

GIANNINI E VIVIANI DUE GIOVANI ALLENATORI VINCENTI
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Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 16 Feb 2009 12:49:58 +000049LunedìUTC, 2008
Chi l’avrebbe mai detto, Giannini e Viviani alla guida di una fuoriserie come il Pisa, come avrebbero reagito i due giovani allenatori alle pressioni della piazza?
Il Presidente Romeo Anconetani era stato come sempre molto chiarocon noi: Voglio la serie A, nei limiti del possibile vi darò tutto quello che chiedete ma …attenzione, non avrete la minima possibilità di sbagliare!
E non sbagliammo, nonostante il trionfale campionato del Torino, ci piazzammo al secondo posto riportando il Pisa sc immediatamente in serie A. L’ unico neo di quella cavalcata fù quello di festeggiare l’ agognata promozione nientemeno che a Volterra…… in ritiro punitivo, grazie al pareggio interno ottenuto contro il Cosenza, pareggio che “ascoltate” ci aveva dato la certezza della promozione con largo anticipo sulla fine del campioanto!
Cose che capitano nel variegato mondo pallonaro, tutto questo comunque non fù sufficiente per farci confermare dal Presidente alla guida del Pisa in serie A.
L’ hotel International di Bucarest ormai era diventato per me una seconda casa visto che il Presidente si era messo in testa di contrattizzare un allenatore di livello internazionale e nessuno, sarebbe mai riuscito a dissuaderlo dal suo intento.
L’obbiettivo era Mircea Lucesu e Mircea Lucescu fù, a me l’obbligo di seguirlo e valutarlo durante gli allenamenti, le partite e nella vita privata per poi relazionare Romeo.
Ai miei molti tentennamenti comunque, Romeo dette poco ascolto salvo esonerarlo dopo qualche mese.
Continua……………………………………………….
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Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpThu, 12 Feb 2009 14:07:52 +000007GiovedìUTC, 2008

A tre passi dall’ INFERNO
Il fallimento del Pisa s.c ci era stato annunciato la sera precedente da una miriade di telefonate, dai vari telegiornali e da Noris Schamos e Franco Meciani due dirigenti, giunti all’Hotel S.Lino di Volterra notte tempo.
Il mattino successivo, subito dopo aver consumato una frugale colazione con i nostri bagagli raggiungemmo il pulmann parcheggiato fuori dalle mura della città a testa china. Un breve saluto ai dirigenti della Volterrana venuti ad esternarci la loro solidarietà e via, addio sogni, speranze e almeno per il momento Lavoro! L’atmosfera all’interno del pulmann che arrancando per le balze volterrane ci riportava mestamente a Pisa era di totale delusione.
Ero seduto come al solito alle spalle di Fabrizio, il grande autista e amico di tante battaglie e stavo riflettendo sui tanti, troppi errori che avevo purtroppo commesso in molte scelte professionali non ultima quella di far ritorno al Pisa.
Il Presidente Luciano Gaucci il giorno in cui gli avevo chiesto di stracciare un contratto milionario con il suo Perugia mi aveva messo in guardia sulla crisi economica che attanagliava il Pisa, troppo grande era l’amore per quella maglia e la riconoscenza verso Romeo Anconetani per non rispondere affermativamente alla sua chiamata.
Il risultato era evidente, mi ritrovavo senza lavoro.
I telefonini allora non così piccoli come adesso squillavano in continuazione, familiari, amici e non dei giocatori chiamavano per avere notizie, per fare auguri e anche proposte di lavoro.
A mano a mano che ci avvicinavamo a Pisa il cuore mi si stringeva, la rabbia che avevo in corpo era incalcolabile, ma come si fà a lasciare una società, una squadra e una città che mi amavano per ritrovarmi dopo ben due ritiri, senza lavoro?
Ormai la splendida e candida torre pendente si stagliava alta in quella torrida mattina di agosto, i giocatori in vista dello stadio si stavano salutando commossi quando anche il mio telefonino squillò:
-Pronto-
-Pronto Mister sono Roberto Ranzani, ho saputo del fallimento, ti chiamo per farti una proposta, lavoro per la Centese, una squadra che proprio ieri sera la Lega Calcio ha ripescato in C2, ti và di fare due chiacchere con il Presidente?
-Ti ringrazio Roberto, dammi un paio d’ ore per far mente locale, pensa che a giugno -allenavo in serie B e sinceramente scendere in C2 mi fà fatica, comunque ci sentiamo verso l’una va bene?
Ok a dopo mi rispose Ranzani.
Intanto i tifosi ci stavano aspettando fuori dallo stadio, un lungo applauso sentito e commosso sottilineò il nostro arrivo nel piazzale dell’Arena, un’epoca sportiva si stava chiudendo nel peggiore dei modi, apprezzai molto comunque la solidarietà di quella gente.
Saluti, abbracci, baci e ognuno prese la propria strada.
Arrivai a Livorno a mezzogiorno e mezzo, lo sconforto era tanto, ero trafelato, feci una doccia e andai a tavola, stavo mangiando un boccone, era l’una e un quarto quando il telefono squillò :
-Mister sono Roberto, hai deciso qualcosa?
Come al mio solito risposi d’impeto:
-Dove ci vediamo?
-Ti aspetto verso le diciassette a Cento, quando sei in città fammi uno squillo, sono molto contento, ciao!
Non avevo ancora deciso niente ma sfogarmi con qualcuno dell’ambiente mi avrebbe fatto comunque bene.
Partì così alla volta di Cento, una simpatica cittadina in provincia di Ferrara dove arrivai con un po di anticipo, prima di telefonare a Ranzani entrai in un bar a prendere un caffè, dove,
alcuni clienti evidentemente tifosi della squadra locale stavano commentando con entusiasmo il mio eventuale ingaggio, non nascondo che questo mi dette l’imput per poi trovare in qualche modo l’accordo con il presidentissimo Cesare Mazza.
Chiamai Ranzani, dopo pochi minuti facevamo il nostro ingresso nell’ufficio del presidente.
Fatte le dovute presentazioni Cesare Mazza si rivelò subito per quello che era: un simpaticissimo Avaro.
La prima cosa che mi disse fù:
-Mister guarda che qui non c’è una lira però tieni conto che “piuttosto che niente……piuttosto!. Era un detto del luogo che avrei capito in seguito.
Iniziamo bene pensai, erano le diciotto quando inziammo quel colloquio, all’ una per sfinimento cedetti e firmai il contratto che mi legava alla Centese per un anno.
Bene mister sono felice, disse il presidente dopo la firma, adesso andiamo al ristorante a festeggiare, dopo un quarto d’ora eravamo comodamente seduti in una bettola dall’ aria ovattata della bassa padana dove tra una chiaccera e l’altra mangiammo una “pizza”, Mazza la tirò talmente alla lunga che Ranzani alle tre di notte si alzò dal tavolo dicendomi:
-Mister quà se non vado a pagare io facciamo mattina.
……………..continua

Mauro Viviani Tecnico della Centese Calcio “C2″
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Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 02 Feb 2009 23:24:58 +000024LunedìUTC, 2008
Ormai vivevo all’ isola d’ Elba da otto anni, forse troppi per un carattere irrequieto e un pò zingaro come il mio, non a caso da qualche tempo stavo pensando seriamente di porre fine all’avventura elbana.
Fin dal giorno in cui avevo appeso le scarpe al chiodo il mio principale obbiettivo era quello di diventare un allenatore professionista, è anche per questo che avevo riallacciato i contatti con il grande presidente del Pisa Romeo Anconetani, al quale avevo confidato tutte le mie speranze.
Ad Anconetani piaceva il mio modo di pensare il calcio, era stato il mio procuratore per anni e conosceva tutto di me, aveva fatto seguire le squadre che di volta in volta allenavo convincendosi ” me lo ripeteva spesso” che per me il momento del grande salto non era lontano.
Intanto dopo il bellissimo campionato disputato alla guida del Marciana Marina ero stato contattato dalla Campese, una squadra con alle spalle una grande dirigenza, uno stadio bellissimo per la categoria di appartenenza ed una rosa di giocatori di tutto rispetto, addirittura alcuni di loro per potersi allenare giungevano sull’isola in aereo.
Il presidente della Campese era un personaggio molto ambizioso, si era messo in testa di portare la Campese tra i professionisti ed a costo di grandi sacrifici aveva allestito una squadra stratosferica.
Avevamo iniziato la preparazione da una ventina di giorni, avevo preso un pò di tempo prima di apporre la firma sul contratto,
e i dirigenti giustamente mi stavano mettendo alle strette.
Intanto lo Steaua di Bucarest che alcuni mesi prima aveva disputato la finale della Coppa dei Campioni, visto che si trovava in ritiro a Follonica fu invitata all’Elba per disputare ua partita amichevole. Lo squadrone rumeno giunse a Marina di Campo in pompa magna, ma ben presto una volta in campo Boloni, Balint, Bombescu e compagnia cantando si resero conto che di fronte avevano una squadra che senza tanti timori reverenziali li stava letteralmente mettendo alla frusta.
Disputammo veramente una buona partita quella sera tanto che l’allenatore dello Steaua mister Jenei a fine gara mi volle portare a cena con la sua squadra dove mi propose di entrare a far parte del suo staff tecnico come allenatore i seconda, questo mi rese orgoglioso, anche se a quei tempi una cosa del genere per me era impensabile.
Non immaginavo certo che ad assistere a quella partita fosse presente Romeo Anconetani che era sceso all’Elba per osservare il lungo, Bombescu libero dello Steaua, me lo confidò lui stesso alcuni giorni dopo quando all’ ora di pranzo mi chiamò al telefono:
-Viviani, ero presente alla partita l’ altra sera, innanzitutto non si monti la testa e non faccia il coglione, non prenda impegni con nessuno e non firmi niente, appena ci saranno le condizioni giuste mi farò sentire.
Non ebbi neppure il tempo di commentare che riattaccò!
Il Pisa allora militava in serie A ed io deludendo un’intera cittadina, ascoltai Romeo e non firmai nessun contratto rinunciando ad una cifra faraonica per la categoria. Dopo i pareggi con il Livorno, la vittoria con il Grosseto e la sconfitta di misura con lo Steaua l’ambiente era euforico, il Presidente della Campese provò in tutti i modi a convincermi ma io ormai avevo preso la mia decisione e la portai in fondo passando per un’ingrato.
Così tra lo stupore di tutti gli addetti ai lavori “che non riuscivano a spiegarsi il perchè della mia rinuncia, rimasi senza squadra. La promessa che mi aveva fatto Romeo Anconetani era troppo allettante per rinunciarvi a cuor leggero, nonostante ciò, il tempo passava e dal Pisa Sporting Club purtroppo non arrivava nessun segnale.
Eravamo ormai a novembre, io nel frattempo come da copione, avevo lasciato l’Elba, mi ero trasferito a Livorno, in un bell’ appartamneto di Salviano, un rione situato alla periferia sud della città.
Era quasi mezzogiorno quando squillò il telefono, rispose Ylenia:
-Pronto?
Continua…….
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Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 02 Feb 2009 14:28:52 +000028LunedìUTC, 2008

Mauro Viviani allenatore del Lentigione Calcio
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Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 02 Feb 2009 14:12:40 +000012LunedìUTC, 2008
Archivio Storico La Gazzetta dello Sport
24 gennaio 2002) Gazzetta dello Sport
Lentigione scopre il suo Don Camillo
Il parroco don Luigi Mandelli piomba allo stadio dove si stà allenando il Lentigione (serie D, girone D), la squadra di una frazione di Brescello il paese di Peppone e Don Camillo, raduna nello spogliatoio i giocatori, depressi dopo due sconfitte consecutive e una classifica che si stà facendo preoccupante, catechizza con fervore gli atleti, richiamandoli a valori importanti quali spirito di sacrificio, volontà, abnegazione, senso del dovere e sani principi morali. Dopo la predica, arriva anche la benedizione ai calciatori, ai tecnici, ai dirigenti e al campo. Neanche Don Camillo, prete sportivo per eccellenza, avrebbe saputo far meglio. Era giovedì della scorsa settimana, tre giorni dopo la sbarazzina matricola Lentigione, al termine di una partita (contro il Mezzolara) difficile e delicatissima, è riuscito a ritrovare – potenza della benedizione o volontà divina che sia – la tanto sospirata vittoria (la gara è finita 2-1). L’ idea di portare Don Luigi al campo è stata di Mauro Viviani, allenatore del Lentigione ingaggiato da circa un mese, per cercare di risollevare le sorti della squadra (penultima in classifica). Martedì scorso infatti, sotto una nevicata record, accompagnato da un supertifoso del Lentigione, Rossano Cabrini (un omone di oltre 150 chili che ha fatto la presentazioni), ha bussato alla porta della parrocchia: «Padre, le stiamo tentando tutte per cercare di raccogliere qualche soddisfazione ma i risultati purtroppo non arrivano, ci dia una mano almeno lei». Don Luigi accetta l’ invito e due giorni dopo – come sopra descritto – piomba allo stadio e dispensa consigli, ammonisce e benedice, affascinando i giocatori con il suo eloquio facendo attenzione a non mescolare, tra l’ altro, il sacro con il profano. «Speriamo che la benedizione di Don Luigi ci accompagni a lungo» dice adesso Mauro Viviani, un allenatore preparatissimo, esperto e abituato da sempre alle idee originali da abbinare al calcio, avendo imparato quando allenava il Pisa sc del presidente Romeo Anconetani cosa volesse dire tentarle tutte per cercare di vincere una partita (dal sale sparso sul campo, i maghi ecc.). Intanto, come segno di gratitudine, lo stesso tecnico e i giocatori del Lentigione si sono autotassati, raccogliendo una somma di denaro da donare a Don Luigi per le opere benefiche della parrocchia. Per grazia ricevuta.
Boni Enrico
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Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpSun, 01 Feb 2009 22:08:07 +000008DomenicaUTC, 2008
Avevamo brillantemente vinto contro la Roma, una gara fondamentale che aveva riacceso una lieve fiammella di speranza nella delicata lotta per non retrocedere dalla serie A.
La vigilia di quella gara era stata come al solito abbastanza movimentata, Luca Giannini che al di là di quello che qualcuno poteva pensare, non era solito lasciarsi condizionare nelle scelte tecniche, aveva risposto picche a qualche imput piovuto dall’alto e questo significa che: se non avessimo vinto, sarebbero stati guai seri! Fortunatamente al termine di 90 minuti al cardiopalma giunse sospirata vittoria. Subito dopo il termine della partita il Presidente come era solito fare entrò venne negli spogliatoi, era entusiasta e dopo essersi complimentato con i giocatori ad uno ad uno, invitò Luca e il sottoscritto a cena da Emilio “Grande personaggio e tifoso storico del Pisa”. Come spesso accadeva telefonai a mia moglie e la avvertì che quella sera sarei rincasato molto tardi, dopodiché mi recai da Luca dove dopo aver assistito ad una famosa trasmissione sportiva ci recammo al ristorante dove trovammo il Presidente già a tavola, con lui la signora Titina e il figlio Adolfo con la moglie Costanza e il figlio più piccolo Matteo.
• Ecco Cric e Croc, è possibile che non riusciate mai ad essere puntuali voi due? Comentò il Presidente al nostro ingresso nel locale.
Dopo aver salutato tutti ed esserci scusati “sic”, ci sedemmo, avevamo vinto e Romeo quando il Pisa vinceva era rilassato per cui la serata filò via liscia, giunto il momento dei saluti però, il Presidente chiamandoci in disparte:
• Ragazzi, devo sciogliere un voto per cui democraticamente, ho deciso che domani mattina andremo a Montenero. Luca l’aspetto a casa, si metta d’accordo con Mauro per l’orario.
Luca un pò interdetto:
• Và bene Presidente, la passo a prendere verso le nove.
• Alle nove dobbiamo essere di ritorno cane, io ho da fare cosa crede, non sono mica un pelandrone come voi, faccia conto che alle sei precise ci dobbiamo trovare in piazza delle carrozze a Montenero.
• Presidente io abito a cinque minuti dal Santuario che ne dice se mi faccio trovare la!
• Se lo dimentichi, partiremo tutti e tre da Pisa.
Alle cinque e mezzo precise suonai al campanello di Luca, il tempo di bere un caffè che Paola la moglie ci aveva preparato e via dal Presidente che trovammo puntualissimo fuori dal cancello di casa, fresco come una rosa. Partimmo così alla volta di Montenero dove Luca riuscì a parcheggiare nei pressi della piazza delle Carrozze. Io e Luca pensavamo naturalmente di salire al Santuario con la funivia quando Romeo, con la sua voce più gracchiante del solito:
• Togliamoci le scarpe ragazzi saliamo a piedi scalzi altrimenti il voto non vale.
• Sta scherzando Presidente?
rispondemmo io e Luca.
• non sto scherzando affatto, fate quello che ho detto alla svelta e andiamo, siamo in ritardo, per fortuna non ho la vostra età altrimenti non so come farei!
Garantisco che fare quella salita senza soste è veramente faticoso, ebbene il Presidente tenne il nostro passo fino alla sommità del Santuario. Giungemmo alla chiesa che trovammo aperta e deserta letteralmente trafelati, una giovane suora vedendoci entrare senza scarpe e vista l’ora abbastanza inconsueta ci venne incontro e ci chiese gentilmente se avessimo bisogno di qualcosa, dopo averla rassicurata e ringraziata ci dirigemmo verso l’altare maggiore dove, dopo qualche minuto di raccoglimento Romeo ci pregò di accendere il cero più grande che fossimo riusciti a trovare, fatto questo, rimanemmo alcuni minuti in raccoglimento pregando la Madonna affinchè intercedesse!? Per la salvezza del Pisa.
Ad un cero momento il Presidente estrasse da una tasca della giacca una busta e me la porse.
• Mauro prenda, la consegni alla suora che abbiamo incontrato prima, contiene dei soldi per opere di bene.
Quella busta conteneva un milione di lire, la suora ci ringraziò commossa accompagnandoci all’uscita di quel luogo benedetto. Fortunatamente nessuno a Livorno era stato messo al corrente di questa iniziativa, altrimenti chissà di quali sfottò saremmo stati fatto oggetto, visto che in città non mancano certo i buontemponi. Iniziammo lentamente la discesa verso la piazza, mentre per la salita tutto era filato liscio a parte la fatica, la discesa risultò talmente ripida che ci costrinse a prendere il Presidente sottobraccio, le calze ormai logore iniziavano a darci fastidio così decidemmo di togliere anche quelle e gettarle in un bidone della spazzatura, mai decisione fù più sbagliata, quando arrivammo in piazza avevamo i piedi pieni completamente ricoperti di vesciche.
Decidemmo di fare colazione, appena entrati in un bar aperto da pochi minuti dove gli assonnati astanti, riconobbero immediatamente il Presidente facendolo bersaglio di battute polemiche. Come volevasi dimostrare il nostro pellegrinaggio non era passato inosservato, infatti il giorno successivo ne parlarono tutti i giornali, persino il Vernacoliere un settimanale satirico non propriamente delicato che mise in risalto il nostro pellegrinaggio con un articolo molto simpatico anche se un pochino …pesante!
Quando arrivammo a Pisa erano quasi le nove, accompagnammo il Presidente in sede e liberi come farfalle andammo incontro alla nostra meritata giornata di riposo. Purtroppo per conquistare l’agognata salvezza non bastò neppure chiedere l’intercessione alla Madonna di Montenero, evidentemente in quei momenti la Signora aveva cose ben più gravi a cui pensare e onestamente detto tra noi, quella squadra ( il Pisa) non era sufficientemente attrezzata per poter realizzare quel sogno.
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