Mauro Viviani Allenatore

tecnico professionista

Archivio per Marzo 2009

Alessandro Gaucci, Ilario Castagner e Mauro Viviani aggrediti dagli ultras della Ternana

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpMon, 16 Mar 2009 16:28:30 +000028LunedìUTC, 2008

Ilario Castagner e Mauro Viviani

La terribile notte di Amelia

Il consueto allenamento pomeridiano  stava ormai volgendo al termine quando Ilvano Ercoli  lo storico segretario del Perugia ci raggiunse per comunicare a Castagner che il presidente Luciano Gaucci lo desiderava al telefono.

Ilario tornò dopo una decina di minuti:

  • Mauro, vai a cambiarti per favore,  questa sera la Ternana disputa un’amichevole ad Amelia contro la squadra locale, si stà allenando con loro un giocatore ancora senza contratto, tu devi andare per valutare se questo ragazzo fà o meno al caso nostro.

Ero ancora sotto la doccia quando Ilario rientrò  trafelato nello spogliatoio:

  • Mauro, il capo ha cambiato programma, desidera che ad Amelia veniamo pure io ed Alessandro.

Era una giornata torrida, l’aria condizionata ci dava un pò di sollievo mentre viaggiavamo alla volta di Amelia,  una bellissima cittadina in provincia di Terni, durante il tragitto Ilario mi spiegò che Mazzeo, così si chiamava il giocatore in questione era un’ala tornante in possesso di un tiro potente ed una velocità eccezionale, proprio quello che stavamo cercando da tempo.

All’ora stabilita incontrammo  Alessandro Gaucci e la sua fidanzata fuori dallo stadio, era ancora molto presto per cui decidemmo di entrare in un bar dove tra una chiacchera e l’altra,  facemmo l’ora della partita.

Era la prima uscita stagionale della Ternana,  lungo il viale che portava allo stadio incontrammo moltissimi tifosi alcuni dei quali ci fecero oggetto di simpatici sfottò, niente più.

Una volta al botteghino (si fa per dire) un tavolo appoggiato al muro vicino all’ingresso del campo  Castagner rivolgendosi alla persona preposta:

  • Buonasera, mi dà per favore quattro biglietti?
  • La risposta giunse secca e immediata; io i quattro biglietti te li darei si, ma in faccia, Perugino di merda.

Vista l’aria che tirava e la simpatia che riscontravamo da quelle parti consigliai a Ilario ed a Alessandro di tornarcene a Perugia, dopotutto la nostra presenza in quel luogo vista la rivalità tra le due tifoserie poteva essere scambiata per pura provocazione.

Ilario fù irremovibile.

  • abbiamo pagato il biglietto per cui abbiamo diritto ad assistere alla partita!

Il piccolo stadio era stracolmo, quando entrammo le squadre stavano eseguendo il riscaldamento pre partita, camminando lungo la rete di recinzione del campo eravamo quasi arrivati all’altezza del centro campo quando dalla tribunetta dietro ad una delle due porte  i tifosi ternani iniziarono a cantare cori veramente offensivi verso Gaucci, Castagner ed il Perugia.

Vista la piega che stava prendendo la faccenda pregai nuovamente Ilario di tornarcene verso Perugia ma lui fù irremovibile.

Ancora pochi passi e i cori sempre più insistenti si erano ormai estesi in ogni ordine dei posti del piccolo stadio,  fino a quando dalla tribuna centrale scesero una decina di veri e propri energumeni che in un attimo passarono come avevo largamente previsto, dalle parole ai fatti.

Ironia della sorte, quella mattina avevo acquistato una camicia di seta azzurra bellissima che per l’occasione avevo deciso di indossare, inutile dire che il piccolo capitale speso per acquistarla andò interamente in …fumo.

Uno di questi dementi gettò in faccia ad Ilario colpendolo in pieno, una lattina di coca cola, questo innesco una rissa furibonda che ci vide purtroppo soccombere nonostante Alessandro Gaucci fosse un pugile provetto e io e Ilario niente affatto intenzionati a fare da vittime sacrificali. La rissa si protrasse per diversi minuti senza che nessuno, neppure i carabinieri giunti colpevolmente in ritardo, intervenisse per darci una mano.

Ricordo Ilario gettato sotto una siepe a calci e pugni, la fidanzata di Alessandro Gaucci svenuta, la mia camicia letteralmente stracciata, e Alessandro  che cercava di districarsi da quello che si rivelò alla fine un vero e proprio agguato.

Finalmente  due giovani carabinieri si fecero coraggio e con le loro pistole in mano riuscirono finalmente a portare la calma  sparando in aria alcuni colpi, fatto questo ci invitarono in malo modo ad uscire dallo stadio come se fossimo dei delinquenti.

Fortunatamente alcuni di quei pazzi  furono identificati e portati in questura, mentre noi ci incaminammo verso le nostre auto.

Mauro, guida tu per favore, io non me la sento.

Apparentemente dei tre ero quello messo meglio, appena però cercai di inserire le chiavi nella serratura della portiera dell’auto un dolore lancinante al polso mi fece capire che forse qualcosa non andava, decidemmo così, di recarci all’ospedale di Amelia.

Una volta giunti al pronto soccorso, l’ ilarità dei medici  fù disarmante, risate a squarciaglola e battute demenziali ci fecero compagnia fino a quando  giunse il nostro turno, le varie lastre  di controllo  rilevarono una doppia frattura al mio polso destro, e varie costole incrinate per Alessandro e Ilario, la fidanzata era invece in stato di choc.

Quella sera tutte le testate giornalistiche italiane  messe al corrente dell’accaduto, iniziarono un tam tam mediatico che mise in allarme tutta l’Italia sportiva.

Inutile dire l’apprensione dei nostri familiari e degli amici che non riuscivano assolutamente a mettersi in contatto con noi, arrivammo allo stadio Curi solo a tardissima notte, nel piazzale dello stadio intanto si era radunato un centinaio di tifosi perugini esagitati che appresa la notizia dai vari notiziari ci stavano aspettando per esternarci la loro solidarietà e una volta constatate le nostre condizioni  partirono per Terni non sò bene a cosa  fare.

Morale della favola Mazzeo fù acquistato dal Perugia anche senza la nostra supervisione rivelandosi alla fine un buon giocatore, io portai il gesso al braccio destro per quaranta giorni, Ilario e Alessandro soffrirono le pene dell’inferno per tutta l’estate ed alla fidanzata di Alessandro occorse diverso tempo per riprendersi da quello  spavento.

Questa è la cronaca di una notte di mezza estate al servizio del Grifo.

Mauro Viviani

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Il trasferimento più lungo del calcio italiano.

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpSun, 08 Mar 2009 17:43:39 +000043DomenicaUTC, 2008

Mauro in Sicilia

Mauro in Sicilia

Era il giorno del mio compleanno, verso le 19.30, l’insistente squillo del telefono posto all’ingresso di casa, interruppe la festicciola che i miei amici avevano organizzato. Era il signor Riccobono, un dirigente dell’ Akragas di Agrigento che mi proponeva il trasferimento presso la sua società. Questo dirigente si dimostrò talmente convincente che dopo alcuni giorni da quel primo ed unico contatto, feci le valige, salutai tutti e mi imbarcai sul volo delle 12.30 Pisa-Palermo. Giunto a all’aeroporto di Punta Raisi il gracchio degli altoparlanti annunciava che un emissario dell’ Akragas  stava attendendo il signor Viviani presso lo sportello dell’ Alitalia, questo mi rassicurò, cosa avrei fatto se non si fosse presentato nessuno? Il Signor Riccobono, segretario e uomo tuttofare della società riconoscendomi mi venne incontro e dopo una breve presentazione, mi condusse al parcheggio dell’aeroporto dove salimmo sulla sua auto e partimmo alla volta di Agrigento. Non avrei mai pensato che una vecchia Renoult come la sua, potesse raggiungere simili velocità, non a caso durante il tragitto pregai più volte senza per altro essere ascoltato il solerte dirigente di guidare più lentamente. Solamente in prossimità dell’ Esseneto lo stadio di calcio della città dei templi capi il perché di tanta fretta:

-Speriamo che l’allenamento non sia ancora terminato!

Disse Riccobono con un filo di voce ancora concentratissimo alla guida della sua incredibile Renoult. Sebbene fossi nel calcio da diversi anni non mi era mai capitato di vedere così tanti tifosi assistere ad una semplice seduta di allenamento. Al mio ingresso in campo, il gioiso baccano provocato da quella massa di persone all’ improvviso scemò, facendo si che sulle tribune calasse uno strano silenzio. Il caldo era opprimente, accompagnato da Riccobono raggiunsi il centro del campo dove fui presentato, all’allenatore Lorenzo Vellutini, alla squadra ed alla stampa tra lo sguardo incuriosito dei tanti tifosi, quel giorno, di fatto avvenne il trasferimento più lungo del calcio italiano: dall’ AC Merano “Trentino Alto Adige” all’ US Akragas ” Sicilia”.
Avevo già vissuto un’esperienza in Sicilia, alcuni anni prima infatti avevo giocato con la Leonzio di Lentini, dove ero stato talmente bene che il solo pensiero di ritornare in quella meravigliosa terra mi rendeva particolarmente felice. Iniziò così la mia ennesima avventura, mi si presentava l’opportunità di giocare in una squadra importante in una città importante, l’allenatore Vellutini, con il quale mi ero sentito telefonicamente era entusiasta della forza di quella squadra e mi prospettava un’ anno di grandi successi. La società mi aveva accontentato a livello economico, c’erano tutti i presupposti per far bene. Dopo alcune settimane vissute in un albergo del centro, la società mise a mia disposizione un bell’appartamento a San Leone, un paesino di pescatori in riva al mare dove il mio dirimpettaio era un altro giocatore dell’ Akragas Vincenzo Granata ex calciatore del Napoli, con il quale diventammo da subito grandi amici. Il mio carattere estroverso e sanguigno legò immediatamente con il focoso ambiente agrigentino, forse per questo ben presto diventai uno dei beniamini di quella squadra.

Nonostante tutte queste belle premesse e i dolorosi cambi d’allenatore (prima Vellutini, poi Del Noce e infine Gallo), al termine di quel campionato lasciammo increduli il mondo dei semiprofessionisti. Misteri del calcio!
Fu un campionato jellato e non furono sufficienti, purtroppo, né il calore dei tifosi, che ci sostennero fino all’inverosimile, nè la serietà della società, che ci saldò ogni nostra spettanza nel ritiro di Piazza Armerina, il giorno prima dell’ultima sfortunata partita proprio contro la mia ex squadra, la Leonzio di Lentini. Partita che non riuscimmo a far nostra non solo perché la palla quella domenica non ne volle sapere di entrare in quella maledetta porta, ma probabilmente per alcune scelte cervellotiche riguardanti la formazione mandata in campo.
Nella mia modesta carriera di calciatore ho indossato diverse maglie alcune delle quali addirittura prestigiose (Torino e Genoa), ma devo ammettere, senza retorica, che la casacca biancoazzurra è rimasta incollata alla mia pelle come un tatuaggio indelebile.
Forza Akragas, mia vecchia cara società! Sono sicuro che un giorno crescerai, tornando ai tuo vecchi splendori. Dio solo sa quanto mi piacerebbe poterti prendere per mano ed aiutarti a vivere questo sogno. Mai dire mai, il calcio, in fondo, è un po’ come la vita dove tutto, da un momento all’altro può accadere.

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MAURO VIVIANI TECNICO DEL TARANTO 1906

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpTue, 03 Mar 2009 14:22:03 +000022MartedìUTC, 2008

Taranto vs Nardò 1998/99 la panchina

Taranto vs Nardò 1998/99 la panchina

Il Taranto decide di cambiare musica e si allena con il rock
LA CURIOSITA’ / Da Pino Daniele alle Spice Girls: l’idea e’ del tecnico dei pugliesi infatti, il Taranto decide di cambiare musica e si allena con il rock TARANTO –
Tecniche di rilassamento? Assolutamente no: Elio e le Storie Tese, Pino Daniele, le Spice Girls, Claudio Baglioni e altri artisti servono per gli allenamenti. La rivoluzione copernicana e’ avvenuta a Taranto, squadra con un passato in B (nell’80 – 81 sconfisse per 3 – 0 il Milan retrocesso), Il tecnico “musicista” si chiama Mauro Viviani gia’ a Pisa A e B e Perugia C  e B, poi a Cento C, Brescello C, Sanremese C, Foligno D ecc, Viviani e’ un cognome intrigante e ricorda l’omonimo Viviani Franco che alleno’ il Genoa, scimmiottando Helenio Herrera. Franco Viviani, 67 anni, riuniva i giocatori in cerchio e chiedeva con voce perentoria: “Di che colore e’ il cielo oggi?”. E i poveracci dovevano rispondere: “Rossoblu”. Quel Genoa faceva ridere ed era un disastro. Invece, il Taranto del nostro Mauro Viviani funziona ed e’ in zona promozione, pronto a risalire la china dopo il fallimento societario del 1993. Viviani fa collegare la radio dello stadio a un’emittente locale o porta le cassette da casa. Naturalmente sceglie i brani in base agli allenamenti, infatti: cio’ che va bene per la “potenza aerobica”, non va bene per la velocita’ e così via. Viviani scopri’ la ricetta a Pisa, per caso, quando i tecnici del comune lavorando all’impianto acustico dell’Arena Garibaldi, per un’intera mattinata fecero si che gli altoparlanti gracchiassero musica. Viviani pur infastidito da quel rumore assordante noto’ una certa reazione negli atleti. Nasce così l’allenamento accompagnato da brani musicali ed il luogo più appropriato dove applicarlo è risultato proprio Taranto. Una città bisognosa di emozioni e spinte positive, dopo le vessazioni patite: appena quattro domeniche fa la squadra e’ rientrata nel suo stadio, lo “Jacovone”, dopo cinque mesi e mezzo di diatribe e carte bollate, ricorsi e proteste. Avversari erano l’Amministrazione comunale e l’onorevole Cito, padrone della nemica “Calcio Taranto 2000″, che hanno costretto il vecchio e vero Taranto (1906) a giocare le gare interne in provincia, a Castellaneta, il paese di Rodolfo Valentino. Un’odissea senza fine che si e’ arricchita ultimamente di un altro capitolo: il Tribunale dell’Appello ha accolto il ricorso di due sostituti procuratori (Argentino e Perrone) e ha disposto il sequestro preventivo dello “Jacovone”, revocando il provvedimento di dissequestro. La tesi del Tribunale e’ che lo stadio sia stato utilizzato dall’Amministrazione comunale “non come un bene pubblico”. Un vero caso, che vede indagati il sindaco De Gosmo, il vice sindaco, un consigliere e l’onorevole Cito. L’impianto e’ stato affidato al custode giudiziale, dottor Grilli. Il Taranto 1906 si e’ rivolto a lui per l’uso della struttura ed evitera’ di pagare (al Comune) le ultime tariffe – rapina di 600.000 all’ora, piu’ Iva, per le partite e di 300.000 lire per gli allenamenti. Una bella musica per le orecchie della societa’. Che, a questo punto, ha introdotto il metodo – Viviani anche nell’ufficio del ragioniere: “La terra dei cachi”, a tutto volume.
Pagina 31
(29 dicembre 1997) – Corriere della Sera

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