Il trasferimento più lungo del calcio italiano.
Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpSun, 08 Mar 2009 17:43:39 +000043DomenicaUTC, 2008

Mauro in Sicilia
Era il giorno del mio compleanno, verso le 19.30, l’insistente squillo del telefono posto all’ingresso di casa, interruppe la festicciola che i miei amici avevano organizzato. Era il signor Riccobono, un dirigente dell’ Akragas di Agrigento che mi proponeva il trasferimento presso la sua società. Questo dirigente si dimostrò talmente convincente che dopo alcuni giorni da quel primo ed unico contatto, feci le valige, salutai tutti e mi imbarcai sul volo delle 12.30 Pisa-Palermo. Giunto a all’aeroporto di Punta Raisi il gracchio degli altoparlanti annunciava che un emissario dell’ Akragas stava attendendo il signor Viviani presso lo sportello dell’ Alitalia, questo mi rassicurò, cosa avrei fatto se non si fosse presentato nessuno? Il Signor Riccobono, segretario e uomo tuttofare della società riconoscendomi mi venne incontro e dopo una breve presentazione, mi condusse al parcheggio dell’aeroporto dove salimmo sulla sua auto e partimmo alla volta di Agrigento. Non avrei mai pensato che una vecchia Renoult come la sua, potesse raggiungere simili velocità, non a caso durante il tragitto pregai più volte senza per altro essere ascoltato il solerte dirigente di guidare più lentamente. Solamente in prossimità dell’ Esseneto lo stadio di calcio della città dei templi capi il perché di tanta fretta:
-Speriamo che l’allenamento non sia ancora terminato!
Disse Riccobono con un filo di voce ancora concentratissimo alla guida della sua incredibile Renoult. Sebbene fossi nel calcio da diversi anni non mi era mai capitato di vedere così tanti tifosi assistere ad una semplice seduta di allenamento. Al mio ingresso in campo, il gioiso baccano provocato da quella massa di persone all’ improvviso scemò, facendo si che sulle tribune calasse uno strano silenzio. Il caldo era opprimente, accompagnato da Riccobono raggiunsi il centro del campo dove fui presentato, all’allenatore Lorenzo Vellutini, alla squadra ed alla stampa tra lo sguardo incuriosito dei tanti tifosi, quel giorno, di fatto avvenne il trasferimento più lungo del calcio italiano: dall’ AC Merano “Trentino Alto Adige” all’ US Akragas ” Sicilia”.
Avevo già vissuto un’esperienza in Sicilia, alcuni anni prima infatti avevo giocato con la Leonzio di Lentini, dove ero stato talmente bene che il solo pensiero di ritornare in quella meravigliosa terra mi rendeva particolarmente felice. Iniziò così la mia ennesima avventura, mi si presentava l’opportunità di giocare in una squadra importante in una città importante, l’allenatore Vellutini, con il quale mi ero sentito telefonicamente era entusiasta della forza di quella squadra e mi prospettava un’ anno di grandi successi. La società mi aveva accontentato a livello economico, c’erano tutti i presupposti per far bene. Dopo alcune settimane vissute in un albergo del centro, la società mise a mia disposizione un bell’appartamento a San Leone, un paesino di pescatori in riva al mare dove il mio dirimpettaio era un altro giocatore dell’ Akragas Vincenzo Granata ex calciatore del Napoli, con il quale diventammo da subito grandi amici. Il mio carattere estroverso e sanguigno legò immediatamente con il focoso ambiente agrigentino, forse per questo ben presto diventai uno dei beniamini di quella squadra.
Nonostante tutte queste belle premesse e i dolorosi cambi d’allenatore (prima Vellutini, poi Del Noce e infine Gallo), al termine di quel campionato lasciammo increduli il mondo dei semiprofessionisti. Misteri del calcio!
Fu un campionato jellato e non furono sufficienti, purtroppo, né il calore dei tifosi, che ci sostennero fino all’inverosimile, nè la serietà della società, che ci saldò ogni nostra spettanza nel ritiro di Piazza Armerina, il giorno prima dell’ultima sfortunata partita proprio contro la mia ex squadra, la Leonzio di Lentini. Partita che non riuscimmo a far nostra non solo perché la palla quella domenica non ne volle sapere di entrare in quella maledetta porta, ma probabilmente per alcune scelte cervellotiche riguardanti la formazione mandata in campo.
Nella mia modesta carriera di calciatore ho indossato diverse maglie alcune delle quali addirittura prestigiose (Torino e Genoa), ma devo ammettere, senza retorica, che la casacca biancoazzurra è rimasta incollata alla mia pelle come un tatuaggio indelebile.
Forza Akragas, mia vecchia cara società! Sono sicuro che un giorno crescerai, tornando ai tuo vecchi splendori. Dio solo sa quanto mi piacerebbe poterti prendere per mano ed aiutarti a vivere questo sogno. Mai dire mai, il calcio, in fondo, è un po’ come la vita dove tutto, da un momento all’altro può accadere.