Mauro Viviani Allenatore

tecnico professionista

Archivio per Aprile 2009

Juventus vs Pisa

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpThu, 23 Apr 2009 12:12:04 +000012GiovedìUTC, 2008

Mauro Viviani All'arena Garibaldi di Pisa

Il BURRASCOSO RITIRO DI ASTI

Eravamo partiti da Pisa per il ritiro di Asti consapevoli delle difficoltà che avremmo dovuto affrontare andando a giocare contro la vecchia signora del calcio italiano, la Juventus, sicuri nel contempo che la nostra squadra in quel momento avrebbe potuto creare difficoltà a chiunque.
L’Hotel Hasta di Asti è un Albergo costruito in un contesto naturale stupendo, oltre ad offrire confort, buona cucina e massima professionalità dispone di un campo di allenamento bellissimo raggiungibile direttamente dall’ hotel tramite un sottopassaggio.
Arrivammo ad Asti per l’ora di cena, il tempo non prometteva niente di buono, si respirava in seno alla squadra un certo nervosismo per cui dopo aver consumato una cena frugale, con insolita sollecitudine andammo tutti quanti a dormire. Il mattino successivo dopo una buona colazione, come era nostra abitudine io e Luca stilammo il programma organizzativo e tecnico della giornata, facemmo fare delle fotocopie dal segretario dell’ hotel e le consegnammo a Micheletti “il massaggiatore in seconda” il quale come ormai era solito fare le appese vicino alla porta degli ascensori in modo che i giocatori potessero prendere visione degli orari. Durante la notte aveva piovuto molto, fortunatamente in mattinata il tempo si era messo al bello e nonostante l’inverno incombesse non faceva neppure molto freddo, l’allenamento filò via liscio e senza intoppi, i giocatori erano concentratissimi e consapevoli che quella del giorno successivo sarebbe stata una gara molto difficile ma non certamente impossibile.
Una bella doccia e poi tutti a tavola, i gocatori dopo aver consumato il loro pasto in tempi brevissimi si congedarono e raggiunsero le loro camere. Lo staff tecnico dirigenziale invece continuò nella degustazione dei prodotti tipici piemontesi fino a quando la voce gracchiante del presidente disse:

Com’ è andato  l’allenamento?

· Tutto bene rispose Luca, i giocatori sono motivati e vogliosi, sono sicuro che disputeremo una buona gara domani.

Il pranzo continuò, la proprietaria una giovane signora simpaticissima, ci stava facendo assaggiare numerose specialità piemontesi quando come un fulmine a ciel sereno entrò nella sala da pranzo Mariani “il primo massaggiatore” completamente trafelato:

· Presidente credo che Piovanelli domani non potrà giocare, mentre dormiva sembra abbia fatto un movimento brusco, tanto che adesso non può flettere un ginocchio.
L’ambiente che fino a quel momento era sereno in un attimo divenne incandescente, la faccia di Romeo si fece paonazza e inveendo contro tutto e contro tutti indisse immediatamente una riunione in una saletta attigua alla sala da pranzo alla quale partecipò tutto lo staff medico.
Fuori intanto la nebbia scesa improvvisamente rendeva l’ambiente molto triste, le urla provenienti dalla sala dove si stava svolgendo la riunione stavano rimbombando per tutto l’albergo, io mi fermai nella hall a leggere un giornale, non avevo voglia di andare in camera, poco dopo sopraggiunse il proprietario abbastanza seccato lamentandosi con me del baccano. Nonostante fossero trascorse alcune decine di minuti le urla provenienti dalla saletta non accennavano a diminuire,  sentì distintamente la voce del Presidente.
· Micheletti mi vada a chiamare immediatamente Viviani!
Gli andai incontro, lo vidi  letteralmente sconvolto.
· Meno male sei qui Mauro, venivo a cercarti, il Presidente ti vuole parlare subito.
mi ricordo che entrai quasi tremando nella saletta.
· Permesso mi stava cercando?
· Vada subito a svegliare Piovanelli e lo porti quà se necessario anche a calci nel culo!
· Vado subito Presidente.
Salì la rampa di scale con il cuore in gola, anche dalle camere dei giocatori si udivano distintamente delle urla, giunto nel corridoio vidi la porta della camera di Piovanelli leggermente socchiusa, entrai, Lamberto stava piangendo come un bambino
· Cosa è successo gli chiesi.
· Mister per colpa mia hanno licenziato Mariani “il massaggiatore”.
· Lamberto sono venuto a dirti che il Presidente ti vuole giù in riunione ti deve parlare.
· Gli dica che io non scendo!
Rispose urlando Piovanelli, tutti i miei tentativi per convincerlo furono inutili e così fui costretto a tornare verso quella maledetta saletta da solo.
· Dov’è Piovanelli?
· Presidente è in camera, ha una crisi di pianto e non intende scendere.
· Lei intanto visto che non è in grado di farsi ubbidire da un giocatore da martedì allenerà gli allievi, adesso salgo io!
Anconetani salì le scale sbraitando ed entrò come una furia nella stanza di Piovanelli, qualche urlaccio e uno spintone che fece cadere Lamberto sul letto furono sufficienti a calmarlo, il risultato di tutto questo putiferio fù che il massaggiatore tornò a Pisa accompagnato da Gabriele il magazziniere con un pulmino della società, io per poco non venivo licenziato e Piovanelli miracolosamente guarito il giorno dopo entrò regolarmente in campo, perdemmo due a uno dopo essere passati addirittura in vantaggio proprio con Piovanelli. Quello che accadde quel sabato pomeriggio, perché sono sicuro che qualcosa accadde, per me è rimasto un vero mistero.
brano tratto da “il signor nessuno e il presidente”

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Romeo Anconetani, il dottor Gerson e Mauro Viviani a Bucarest

Pubblicato da mauroviviani su 11 PMpTue, 21 Apr 2009 19:50:24 +000050MartedìUTC, 2008

Mauro Viviani prende appunti in panchina

CENA A BUCAREST

Non appena il Presidente venne a conoscenza che era in atto da diversi giorni uno sciopero del personale e di conseguenza le cucine dell’albergo erano momentaneamente chiuse, apriti cielo, era quasi l’una e lui quando aveva fame non voleva sentire storie. Il dottor Gerson nostro accomapagnatore e traduttore, chiese di parlare immediatamente con il direttore dell’ Hotel, in un baleno fù accontentato e dopo un’ acceso diverbio che a tratti assunse persino toni violenti riuscì a far si, che le cucine anche se in via eccezionale fossero immediatamente riaperte. Tornata la calma il direttore scusandosi con mille inchini, ci comunicò che da li a poco il pranzo sarebbe stato servito, pregandoci nel frattempo di andare a sistemare i bagagli nelle nostre camere.
In quella circostanza capimmo quanto il dottor Gerson fosse politicamente influente in Romania.
L’Hotel Iternational rigorosamente in stile Russo era situato di fronte alla piazza più grande della città, la mia camera era bellissima e molto spaziosa, non mancava niente, neppure il bagno con l’idromassaggio ed una bottiglia di Champagne russo in fresco, l’unica nota stonata era rappresentata da alcuni fori di proiettile che facevano bella mostra di se sul vetro del terrazzino, in ricordo di quello che era accaduto alcuni giorni prima del nostro arrivo a Bucarest. (La Rivoluzione)
Quando si viaggia è indispensabile essere in possesso di un certo spirito di adattamento in quanto spesso capita di approdare in Paesi dove le culture ed i modi di vivere sono completamente diversi dai nostri, in Romania devo dire però che mi sono sempre trovato a mio agio, in fondo le origine di questo Paese sono Latine per cui un po’ ci somigliamo.
Lucescu ci aveva dato appuntamento alle diciassette presso una caserma dell’Esercito alla periferia della città dove la Dinamo di Bucarest in quei giorni si trovava in ritiro.
Arrivammo in leggero anticipo, Il militare di guardia non ci accolse molto bene tanto che il solito dottor Gerson, meno male c’era lui, dovette intervenire chiedendo un colloquio immediato con un ufficiale superiore al quale, evidentemente fece presente i motivi della nostra presenza in quel luogo. Chiarito il contrattempo fummo accompagnati all’interno di una specie di piazza d’armi molto squallida, come del resto era tutto quello che la circondava e ci fece accomodare su una panchina, gli chiedemmo se fosse possibile anticipare di qualche minuto l’appuntamento con Lucescu ma la risposta fù la stessa:
• Prima delle 18, ora della sveglia niente da fare.
Attendendo l’ora fatidica provammo a commentare i fatti che avevano portato la Romania sull’orlo della guerra civile, il dottor Gerson stava cercando di spiegarci i motivi del contendere quando alcuni assordanti ed austeri squilli di tromba posero fine a quella discussione, erano le diciotto l’ora della sveglia, uno dopo l’altro i calciatori cominciarono ad arrivare sul piazzale, non erano certo un esempio di eleganza, anzi davano l’impressione di essere un gruppo di profughi, sicuramente la disciplina intesa come la intendeva il nostro Presidente non alloggiava alla Dinamo di Bucarest. Manco a dirlo il suo primo commento fu:
• Ma dove siamo venuti!
Uno dei primi calciatori che ncontrammo fu Popescu il capitano della squadra e uno dei giocatori che Romeo avrebbe voluto portare al Pisa, dopo esserci presentati, gli illustrammo i nostri programmi e la volontà di portarlo al Pisa, lui cortesemente ci fece presente che qualche giorno prima aveva firmato per una squadra di serie A Tedesca la stessa in cui aveva militato per molte stagioni suo padre. Dopo alcuni minuti arrivò Lucescu, la prima cosa che mi colpì di lui, la padronanza della lingua Italiana e la facilità con la quale esprimeva i suoi concetti, in Romania era considerato un vero e proprio maestro basti pensare che come allenatore della Nazionale era riuscito addirittura ad eliminare l’Italia dalle fasi finali di un Campionato d’Europa e con la Dinamo Bucarest aveva vinto ben sei scudetti. A questo proposito si può disquisire quanto si vuole, resta il fatto che se vincere è sempre difficile, chi vince molto oltre ad essere fortunato deve necessariamente essere anche bravo.
Il Presidente inutile nasconderlo ci aveva trascinato in Romania per capire personalmente se Lucescu fosse o no l’allenatore adatto al Pisa. 
• Le piacerebbe Mister venire in Italia ad allenare il Pisa in serie A?
La risposta di Lucescu non fù ne affermativa ne negativa, lasciò comunque intuire che esistevano buoni margini di trattativa e visto che dopo alcuni minuti avrebbe avuto inizio una seduta di allenamento ci congedammo, con la promessa che ci saremmo rivisti il giorno successivo. Quel breve colloquio lasciò comunque abbastanza soddisfatto Romeo.

Una volta in hotel avendo estremo bisogno di moneta locale, chiesi nuovamente aiuto al dottor Gerson il quale, dopo aver parlottato con un inserviente riuscì a farmi cambiare 100 mila lire alla borsa nera (decine e decine uomini e donne appostati agli angoli delle strade e fuori dagli alberghi facevano questo lavoro), dopo una decina di minuti infatti mi fu consegnato un fagotto di “Lei” la moneta ufficiale Rumena. Quella sera andammo a cena nel ristorante più rinomato di Bucarest un locale splendido anche se lasciava chiaramente intravedere, come gli antichi splendori di un tempo fossero rimasti, sbiaditi ricordi. Ci accomodammo in una sala ricca di bellissimi mobili datati, tappezzata di velluto damascato di un colore rosso fegato, il pavimento era un’opera d’arte, il parquè intarsiato stupendamente formava dei disegni bellissimi e  grandi lampadari di cristallo anch’essi antichi che  emettevano una luce accecante di mille colori.

Seduti ad un tavolo situato nel bel mezzo della sala due anziani signori intonavano struggenti melodie con i loro violini, mentre di fronte al nostro tavolo era seduto un distinto signore molto anziano, il cui portamento incuriosì molto il Presidente che chiamando a se un camerere gli chiese chi fosse.
• E’ stato un grande scienziato, per questo, lo Stato da anni gli paga i pasti in questo ristorante.
Ad un’altro tavolo siedeva un alto prelato di religione Ortodossa, l’atmosfera era quasi irreale, i camerieri il cui abbigliamento non era purtroppo di prim’ordine su richiesta del dottor Gerson che faceva da padrone di casa, ci fecero gustare numerose specialità della loro terra e devo dire che non avrei mai pensato che in quei Paesi esistesse una cucina tanto raffinata, per non parlare dei dolci e del vino anch’essi squisiti. Il Presidente quella sera era tranquillo, tutto lasciava presagire che la nostra missione avrebbe assunto aspetti positivi.
• Mauro si faccia portare il conto e paghi per piacere!
• Presidente non so se riesco, ho cambiato solo 100 mila lire.
• Se non le bastano usi la carta di credito si sbrighi!
Il cameriere più anziano si presentò con una pergamena bellisssima piena di numeri e di scritte per me incomprensibili, il dottor Gerson intuendo le mie difficoltà mi disse:
• Mauro mi dia i soldi che le ho fatto cambiare.
Estrassi a fatica dalla tasca della giacca quel rotolo di banconote, il dottore ne prese alcune e disse:
• Abbiamo speso questi.
Impossibile dimenticare quel momento, Romeo che aveva assistito incuriosito alla scena sogghignando disse:
• Gli dia tutto il pacco!
Così feci, consegnai al cameriere tutto quel ben di Dio.

Dopodichè  raggiungemmo la porta d’uscita del locale seguiti da uno stuolo di camerieri che sicuramente almeno quella sera riuscimmo a rendere felici!
Mauro Viviani
brano tratto dal libro “il signor nessuno e il presidente”

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