CENA A BUCAREST
Non appena il Presidente venne a conoscenza che era in atto da diversi giorni uno sciopero del personale e di conseguenza le cucine dell’albergo erano momentaneamente chiuse, apriti cielo, era quasi l’una e lui quando aveva fame non voleva sentire storie. Il dottor Gerson nostro accomapagnatore e traduttore, chiese di parlare immediatamente con il direttore dell’ Hotel, in un baleno fù accontentato e dopo un’ acceso diverbio che a tratti assunse persino toni violenti riuscì a far si, che le cucine anche se in via eccezionale fossero immediatamente riaperte. Tornata la calma il direttore scusandosi con mille inchini, ci comunicò che da li a poco il pranzo sarebbe stato servito, pregandoci nel frattempo di andare a sistemare i bagagli nelle nostre camere.
In quella circostanza capimmo quanto il dottor Gerson fosse politicamente influente in Romania.
L’Hotel Iternational rigorosamente in stile Russo era situato di fronte alla piazza più grande della città, la mia camera era bellissima e molto spaziosa, non mancava niente, neppure il bagno con l’idromassaggio ed una bottiglia di Champagne russo in fresco, l’unica nota stonata era rappresentata da alcuni fori di proiettile che facevano bella mostra di se sul vetro del terrazzino, in ricordo di quello che era accaduto alcuni giorni prima del nostro arrivo a Bucarest. (La Rivoluzione)
Quando si viaggia è indispensabile essere in possesso di un certo spirito di adattamento in quanto spesso capita di approdare in Paesi dove le culture ed i modi di vivere sono completamente diversi dai nostri, in Romania devo dire però che mi sono sempre trovato a mio agio, in fondo le origine di questo Paese sono Latine per cui un po’ ci somigliamo.
Lucescu ci aveva dato appuntamento alle diciassette presso una caserma dell’Esercito alla periferia della città dove la Dinamo di Bucarest in quei giorni si trovava in ritiro.
Arrivammo in leggero anticipo, Il militare di guardia non ci accolse molto bene tanto che il solito dottor Gerson, meno male c’era lui, dovette intervenire chiedendo un colloquio immediato con un ufficiale superiore al quale, evidentemente fece presente i motivi della nostra presenza in quel luogo. Chiarito il contrattempo fummo accompagnati all’interno di una specie di piazza d’armi molto squallida, come del resto era tutto quello che la circondava e ci fece accomodare su una panchina, gli chiedemmo se fosse possibile anticipare di qualche minuto l’appuntamento con Lucescu ma la risposta fù la stessa:
• Prima delle 18, ora della sveglia niente da fare.
Attendendo l’ora fatidica provammo a commentare i fatti che avevano portato la Romania sull’orlo della guerra civile, il dottor Gerson stava cercando di spiegarci i motivi del contendere quando alcuni assordanti ed austeri squilli di tromba posero fine a quella discussione, erano le diciotto l’ora della sveglia, uno dopo l’altro i calciatori cominciarono ad arrivare sul piazzale, non erano certo un esempio di eleganza, anzi davano l’impressione di essere un gruppo di profughi, sicuramente la disciplina intesa come la intendeva il nostro Presidente non alloggiava alla Dinamo di Bucarest. Manco a dirlo il suo primo commento fu:
• Ma dove siamo venuti!
Uno dei primi calciatori che ncontrammo fu Popescu il capitano della squadra e uno dei giocatori che Romeo avrebbe voluto portare al Pisa, dopo esserci presentati, gli illustrammo i nostri programmi e la volontà di portarlo al Pisa, lui cortesemente ci fece presente che qualche giorno prima aveva firmato per una squadra di serie A Tedesca la stessa in cui aveva militato per molte stagioni suo padre. Dopo alcuni minuti arrivò Lucescu, la prima cosa che mi colpì di lui, la padronanza della lingua Italiana e la facilità con la quale esprimeva i suoi concetti, in Romania era considerato un vero e proprio maestro basti pensare che come allenatore della Nazionale era riuscito addirittura ad eliminare l’Italia dalle fasi finali di un Campionato d’Europa e con la Dinamo Bucarest aveva vinto ben sei scudetti. A questo proposito si può disquisire quanto si vuole, resta il fatto che se vincere è sempre difficile, chi vince molto oltre ad essere fortunato deve necessariamente essere anche bravo.
Il Presidente inutile nasconderlo ci aveva trascinato in Romania per capire personalmente se Lucescu fosse o no l’allenatore adatto al Pisa.
• Le piacerebbe Mister venire in Italia ad allenare il Pisa in serie A?
La risposta di Lucescu non fù ne affermativa ne negativa, lasciò comunque intuire che esistevano buoni margini di trattativa e visto che dopo alcuni minuti avrebbe avuto inizio una seduta di allenamento ci congedammo, con la promessa che ci saremmo rivisti il giorno successivo. Quel breve colloquio lasciò comunque abbastanza soddisfatto Romeo.
Una volta in hotel avendo estremo bisogno di moneta locale, chiesi nuovamente aiuto al dottor Gerson il quale, dopo aver parlottato con un inserviente riuscì a farmi cambiare 100 mila lire alla borsa nera (decine e decine uomini e donne appostati agli angoli delle strade e fuori dagli alberghi facevano questo lavoro), dopo una decina di minuti infatti mi fu consegnato un fagotto di “Lei” la moneta ufficiale Rumena. Quella sera andammo a cena nel ristorante più rinomato di Bucarest un locale splendido anche se lasciava chiaramente intravedere, come gli antichi splendori di un tempo fossero rimasti, sbiaditi ricordi. Ci accomodammo in una sala ricca di bellissimi mobili datati, tappezzata di velluto damascato di un colore rosso fegato, il pavimento era un’opera d’arte, il parquè intarsiato stupendamente formava dei disegni bellissimi e grandi lampadari di cristallo anch’essi antichi che emettevano una luce accecante di mille colori.
Seduti ad un tavolo situato nel bel mezzo della sala due anziani signori intonavano struggenti melodie con i loro violini, mentre di fronte al nostro tavolo era seduto un distinto signore molto anziano, il cui portamento incuriosì molto il Presidente che chiamando a se un camerere gli chiese chi fosse.
• E’ stato un grande scienziato, per questo, lo Stato da anni gli paga i pasti in questo ristorante.
Ad un’altro tavolo siedeva un alto prelato di religione Ortodossa, l’atmosfera era quasi irreale, i camerieri il cui abbigliamento non era purtroppo di prim’ordine su richiesta del dottor Gerson che faceva da padrone di casa, ci fecero gustare numerose specialità della loro terra e devo dire che non avrei mai pensato che in quei Paesi esistesse una cucina tanto raffinata, per non parlare dei dolci e del vino anch’essi squisiti. Il Presidente quella sera era tranquillo, tutto lasciava presagire che la nostra missione avrebbe assunto aspetti positivi.
• Mauro si faccia portare il conto e paghi per piacere!
• Presidente non so se riesco, ho cambiato solo 100 mila lire.
• Se non le bastano usi la carta di credito si sbrighi!
Il cameriere più anziano si presentò con una pergamena bellisssima piena di numeri e di scritte per me incomprensibili, il dottor Gerson intuendo le mie difficoltà mi disse:
• Mauro mi dia i soldi che le ho fatto cambiare.
Estrassi a fatica dalla tasca della giacca quel rotolo di banconote, il dottore ne prese alcune e disse:
• Abbiamo speso questi.
Impossibile dimenticare quel momento, Romeo che aveva assistito incuriosito alla scena sogghignando disse:
• Gli dia tutto il pacco!
Così feci, consegnai al cameriere tutto quel ben di Dio.
Dopodichè raggiungemmo la porta d’uscita del locale seguiti da uno stuolo di camerieri che sicuramente almeno quella sera riuscimmo a rendere felici!
Mauro Viviani
brano tratto dal libro “il signor nessuno e il presidente”
