Avevamo brillantemente vinto contro la Roma, una gara fondamentale che aveva riacceso una lieve fiammella di speranza nella delicata lotta per non retrocedere dalla serie A.
La vigilia di quella gara era stata come al solito abbastanza movimentata, Luca Giannini che al di là di quello che qualcuno poteva pensare, non era solito lasciarsi condizionare nelle scelte tecniche, aveva risposto picche a qualche imput piovuto dall’alto e questo significa che: se non avessimo vinto, sarebbero stati guai seri! Fortunatamente al termine di 90 minuti al cardiopalma giunse sospirata vittoria. Subito dopo il termine della partita il Presidente come era solito fare entrò venne negli spogliatoi, era entusiasta e dopo essersi complimentato con i giocatori ad uno ad uno, invitò Luca e il sottoscritto a cena da Emilio “Grande personaggio e tifoso storico del Pisa”. Come spesso accadeva telefonai a mia moglie e la avvertì che quella sera sarei rincasato molto tardi, dopodiché mi recai da Luca dove dopo aver assistito ad una famosa trasmissione sportiva ci recammo al ristorante dove trovammo il Presidente già a tavola, con lui la signora Titina e il figlio Adolfo con la moglie Costanza e il figlio più piccolo Matteo.
• Ecco Cric e Croc, è possibile che non riusciate mai ad essere puntuali voi due? Comentò il Presidente al nostro ingresso nel locale.
Dopo aver salutato tutti ed esserci scusati “sic”, ci sedemmo, avevamo vinto e Romeo quando il Pisa vinceva era rilassato per cui la serata filò via liscia, giunto il momento dei saluti però, il Presidente chiamandoci in disparte:
• Ragazzi, devo sciogliere un voto per cui democraticamente, ho deciso che domani mattina andremo a Montenero. Luca l’aspetto a casa, si metta d’accordo con Mauro per l’orario.
Luca un pò interdetto:
• Và bene Presidente, la passo a prendere verso le nove.
• Alle nove dobbiamo essere di ritorno cane, io ho da fare cosa crede, non sono mica un pelandrone come voi, faccia conto che alle sei precise ci dobbiamo trovare in piazza delle carrozze a Montenero.
• Presidente io abito a cinque minuti dal Santuario che ne dice se mi faccio trovare la!
• Se lo dimentichi, partiremo tutti e tre da Pisa.
Alle cinque e mezzo precise suonai al campanello di Luca, il tempo di bere un caffè che Paola la moglie ci aveva preparato e via dal Presidente che trovammo puntualissimo fuori dal cancello di casa, fresco come una rosa. Partimmo così alla volta di Montenero dove Luca riuscì a parcheggiare nei pressi della piazza delle Carrozze. Io e Luca pensavamo naturalmente di salire al Santuario con la funivia quando Romeo, con la sua voce più gracchiante del solito:
• Togliamoci le scarpe ragazzi saliamo a piedi scalzi altrimenti il voto non vale.
• Sta scherzando Presidente?
rispondemmo io e Luca.
• non sto scherzando affatto, fate quello che ho detto alla svelta e andiamo, siamo in ritardo, per fortuna non ho la vostra età altrimenti non so come farei!
Garantisco che fare quella salita senza soste è veramente faticoso, ebbene il Presidente tenne il nostro passo fino alla sommità del Santuario. Giungemmo alla chiesa che trovammo aperta e deserta letteralmente trafelati, una giovane suora vedendoci entrare senza scarpe e vista l’ora abbastanza inconsueta ci venne incontro e ci chiese gentilmente se avessimo bisogno di qualcosa, dopo averla rassicurata e ringraziata ci dirigemmo verso l’altare maggiore dove, dopo qualche minuto di raccoglimento Romeo ci pregò di accendere il cero più grande che fossimo riusciti a trovare, fatto questo, rimanemmo alcuni minuti in raccoglimento pregando la Madonna affinchè intercedesse!? Per la salvezza del Pisa.
Ad un cero momento il Presidente estrasse da una tasca della giacca una busta e me la porse.
• Mauro prenda, la consegni alla suora che abbiamo incontrato prima, contiene dei soldi per opere di bene.
Quella busta conteneva un milione di lire, la suora ci ringraziò commossa accompagnandoci all’uscita di quel luogo benedetto. Fortunatamente nessuno a Livorno era stato messo al corrente di questa iniziativa, altrimenti chissà di quali sfottò saremmo stati fatto oggetto, visto che in città non mancano certo i buontemponi. Iniziammo lentamente la discesa verso la piazza, mentre per la salita tutto era filato liscio a parte la fatica, la discesa risultò talmente ripida che ci costrinse a prendere il Presidente sottobraccio, le calze ormai logore iniziavano a darci fastidio così decidemmo di togliere anche quelle e gettarle in un bidone della spazzatura, mai decisione fù più sbagliata, quando arrivammo in piazza avevamo i piedi pieni completamente ricoperti di vesciche.
Decidemmo di fare colazione, appena entrati in un bar aperto da pochi minuti dove gli assonnati astanti, riconobbero immediatamente il Presidente facendolo bersaglio di battute polemiche. Come volevasi dimostrare il nostro pellegrinaggio non era passato inosservato, infatti il giorno successivo ne parlarono tutti i giornali, persino il Vernacoliere un settimanale satirico non propriamente delicato che mise in risalto il nostro pellegrinaggio con un articolo molto simpatico anche se un pochino …pesante!
Quando arrivammo a Pisa erano quasi le nove, accompagnammo il Presidente in sede e liberi come farfalle andammo incontro alla nostra meritata giornata di riposo. Purtroppo per conquistare l’agognata salvezza non bastò neppure chiedere l’intercessione alla Madonna di Montenero, evidentemente in quei momenti la Signora aveva cose ben più gravi a cui pensare e onestamente detto tra noi, quella squadra ( il Pisa) non era sufficientemente attrezzata per poter realizzare quel sogno.